L’impatto negativo della pirateria informatica sull’intero Sistema
Paese è un fenomeno ormai consolidato: con un tasso di pirateria del software
del 50% l’Italia si attesta infatti al secondo posto nella classifica dei Paesi
Europei meno rispettosi della proprietà intellettuale legata allo sviluppo di
software, con una perdita economica pari a 1,2 miliardi di euro ogni anno (Rapporto
IDC e BSA sulla pirateria nel mondo, maggio 2005).
Uno studio elaborato da IDC nel 2003 stima che se il nostro Paese riuscisse
a ridurre di 10 punti percentuali il tasso di pirateria, i vantaggi sarebbero
notevoli: una crescita economica di oltre 8 miliardi di euro, un aumento del
fatturato per l’industria IT locale di oltre 6 miliardi di euro, più di 17.000
nuovi posti di lavoro e un incremento del gettito fiscale pari a 2 miliardi
di euro.
La pirateria informatica è un fenomeno grave: a causa dei comportamenti illeciti, infatti, l’intero ecosistema IT italiano, composto da oltre 35 mila aziende, fatica a crescere. Tale situazione si traduce in fenomeni tipici del settore IT del nostro Paese, tra cui il microdimensionamento aziendale, l’elevata mortalità imprenditoriale e lo scarso contributo del settore a livello macroeconomico”, ha dichiarato David Moscato, Direttore Divisione PMI e Partner di Microsoft Italia, annunciando che da un paio di giorni è partita una campagna di sensibilizzazione e di contrasto al fenomeno dilagante in Italia.
Del resto i numeri non sono una sorpresa. Già altre ricerche (del maggio scorso) avevano evidenziato una degenerazione del sistema. Sarebbe però necessario talvolta soffermarsi sulle motivazioni di un malcostume così spinto. Uno fra tutti: il costo del software, talvolta difficilmente giustificabile.