ALCEI (Electronic Frontiers Italy), la libera associazione di cittadini nata nel 1994 che ha per scopo la difesa della libertà di opinione, lo sviluppo culturale della comunicazione interattiva, l’affermazione dei diritti del “cittadino elettronico” ha denunciato Sony BMG Entertainement per la diffusione di sistemi anticopia che hanno dimostrato di avere caratteristiche di un virus.
Il fatto
Il 30 settembre 2005 un produttore di antivirus ha rilevato in un CD musicale
dell’artista Van Zant e prodotto dalla Sony BMG Entertainement la presenza
di un software per il controllo dei diritti (sostanzialmente un “anticopia”)
che ha le caratteristiche di un virus.. Si installa “a tradimento”, all’insaputa
di chi li acquista, non è facile da rimuovere, si annida invisibile nel PC consentendo
anche ad altri virus di fare danni.
Quando l’inganno è stato scoperto, la Sony BMG Entertainement ha rilasciato
il 3 novembre una patch che (dice) “risolve il problema”. Così riconoscendo
di aver commesso un abuso ai danni di chi, in buona fede, acquista i suoi prodotti.
Che, incredibilmente, deve comunque chiedere il permesso alla multinazionale
dell’intrattenimento per disinstallare il sistema di controllo e rientrare in
possesso pieno del proprio computer.
Le implicazioni
A parte ogni considerazione generale sul dibattuto argomento del “diritto d’autore”
e sul modo improprio in cui quel concetto è applicato, è inammissibile che vengano
installate “di nascosto” funzioni di qualsiasi specie – specialmente quando
possono compromettere l’efficienza e la sicurezza del computer (o di qualsiasi
altro dispositivo) in cui si vanno ad annidare.
È altrettanto inammissibile che vengano messi in commercio prodotti contenenti
software invasivo la cui presenza non è dichiarata.
E’ inaccettabile che, dopo aver commessi fatti così gravi, qualcuno sia convinto
– sbagliando - che basti “rilasciare una patch” per scaricarsi da ogni responsabilità.
Il quadro di riferimento
Questo abuso della Sony BMG Entertainement è tutt’altro che un caso isolato.
Nella paranoica difesa dei loro profitti, molte major della musica, dello spettacolo
e dell’informatica ricorrono a metodi invasivi e nocivi per chi si fida di loro
e acquista i loro prodotti (e sono ovviamente inefficaci contro i commercianti
di riproduzioni non autorizzati). Mentre imperversano discutibili iniziative
a favore di pochi e a danno di molti, manca un’adeguata attività contro la diffusione
di truffe e di ogni sorta di attività criminali, come i recenti casi di phishing.
La legge
Come spiega dettagliatamente l’esposto
di ALCEI inviato il 4 novembre 2005 al comandante del Nucleo antifrode telematica
della Guardia di finanza, oltre a essere scorretto e abusivo, il comportamento
di chi, in Sony BMG Entertainement, ha preso la decisione di usare questo pericoloso
sistema di DRM (e di chi altro fa cose di quel genere) è reato. Si può infatti
ipotizzare la commissione dei reati di esercizio arbitrario delle proprie ragioni
aggravato, danneggiamento informatico, e diffusione di programmi atti a danneggiare
sistemi informatici e telematici.
C’è quasi un “contrappasso”. Mentre assurde disposizioni, ispirate da
grandi interessi privati, condannano il possesso di cose “copiate” come se fosse
un crimine efferato, una corretta norma di legge stabilisce che danneggiare
consapevolmente sistemi informatici e “farsi giustizia da soli” sono comportamento
soggetti alla legge penale e perseguibili anche d’ufficio.
Il reato non si elimina proponendo un “rimedio” – che tutt’al più può essere
trattato, alla fine del processo, come un’attenuante nella definizione della
pena, ma intanto è un’esplicita ammissione di colpa.
La denuncia
Il 4 novembre 2005 ALCEI ha
presentato un esposto alla Guardia di finanza per chiedere di identificare
gli autori del software incriminato e della decisione di inserirlo di nascosto,
nonché di individuare se altre imprese abbiano commesso analoghi abusi.
Questa è la fase preliminare di un’azione che intende arrivare a una denuncia
penale contro chi, nella Sony BMG Entertainement, si fosse reso responsabile
di atti illeciti in Italia, i suoi eventuali complici o correi – e altri che
abbiano commesso analoghi reati.
In attesa che la giustizia faccia il suo corso, questo comunicato è una denuncia
all’opinione pubblica, alla stampa e a tutti i mezzi di informazione delle pericolose
conseguenze di un’interpretazione distorta e lobbistica del diritto d’autore.