Prefazione
Anche quest'anno, tornano i PinEye Awards, il più
temuto tra i premi assegnati a quanti operano sul Web. Nessuna slide ha accompagnato
un Eric Kim commosso al momento del ritiro del premio, che ha detto "il nostro
è uno dei brand di maggior valore al mondo, e intendiamo farne crescere il valore
insieme con l'evoluzione della società", perché mentre il noto SVP&GM, S&MG
(*) ringraziava dal palco nel quartier generale nella Silicon Valley si affrettavano
a cambiare tutto...
IL PREMIO 2005
Non sono serviti a nulla gli stratagemmi del nostro Presidente della Repubblica,
impegnato a celebrare la Festa del tricolore nella medesima data in cui vengono
assegnati i nostri (poco) strampalati premi, data simbolica, non finiremo mai
di ricordare, in cui si celebra l'entrata in funzione del primo servizio telefonico
transatlantico tra Londra e New York.
Dopo i successi
degli anni passati, che videro premiati i Carrier e Massimo Capuano,
l'edizione di quest'anno è stata caratterizzata da un autentico finale a sorpresa,
che ha consegnato l'ambito premio - per la prima volta – ad un operatore a stelle&strisce
a discapito di un ente nazionale; vediamo com'è andata.
"Bronze Pin-Eye" meritatissimo per i promotori del Digitale
Terrestre: nel 2004 non c'era convegno in cui non si paventasse questa meraviglia
tecnologica, tutti pronti a pronunciare il requiem del web, condannato
nel corso del 2005 a vedere erose quelle quote così faticosamente conquistate
nel corso del precedente decennio.
Ma come spesso accade, a far conti senza l'oste si rischian cattive figure,
pertanto, ancora assente la spinta fornita dal solito mondo delle donnine digitali,
i destini del nuovo sistema sono stati affidati ad una gigantesca palla, quella
rappresentata dal mondo del calcio. Risultati discutibili, incentivi sprecati
e un'azienda, Mediaset, da riportare sulla corretta rotta di navigazione.
Perché ancora oggi la sola società in grado di garantire un'idea concreta di
Digitale Terrestre è Telecom Italia, proprietaria di cavi sui quali far
passare il segnale, abbonati cui proporre (o imporre) la soluzione e soprattutto
un content provider (La7) davvero degno di tale nome e in grado di realizzare
un palinsesto sensato e condivisibile. In Telecom hanno la vista lunga ed hanno
iniziato a lavorare intorno a questo progetto oltre un anno fa, dirottando risorse
storiche di Matrix verso questa nuova realtà, mentre in Mediaset
bisognerebbe allontanare figure ancora acerbe oppure ormai fuori dimensione
e restituire l'azienda ai manager, quelli veri, il cui obiettivo non è quello
di finire sulle pagine dei rotocalchi o garantirsi alimento per le lobbies che
rappresentano ma portare risultati; in altri termini, i dané.
Ancora al palo la Rai, dove sembra non avere mai fine la fase sperimentale
e dove delle categorie inutili citate per Mediaset hanno sin troppo vasta esperienza.
Paradossalmente, ai convegni del 2004 Telecom Italia non era frequentatrice
assidua, a testimonianza che in una fase di start-up "fare è più importante
che chiacchierare".