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Pin-eye Awards 2005: quando la faccia è come... (parte II)

Anche quest'anno, tornano i PinEye Awards. E Marco Tracinà lo fa nel suo modo: tagliente, implacabile, con stile arguto e intelligente. E presenta la classifica dei peggiori dell'anno. Da non perdere. Assolutamente.
di Marco Tracinà | 09 gennaio 2006

"Silver Pin-Eye" all'Istat, autentico dominatore sino a pochi giorni dalla consegna dei premi e superato solo grazie ad un autentico colpo di scena (che riveleremo a tempo debito).
Il Rapporto su "L'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione delle imprese (Anni 2004-2005) " è davvero godibilissimo per chi da ormai una quindicina d'anni si scontra quotidianamente (e preciso che mi ritrovo sempre dalla parte sbagliata) con il rapporto tra impresa e tecnologia. Escludendo le tabelle fornite dall'ottimo Istituto di Statistica Nazionale, la sintesi del rapporto è ben rappresentata dalle sette paginette in cui si evidenziano principali risultati, uso dell'ICT, utilizzo di Internet (sito web e servizi pubblici on-line), commercio elettronico e integrazione dei sistemi informatici e sicurezza informatica: basta leggere alcuni stralci del documento (le imprese che dispongono di almeno un personal computer rappresentano il 95,6 per cento... e confermano i dati dell'anno precedente [...] cresce il collegamento a Internet da parte degli addetti: il 24,8 per cento utilizza... [...] l'utilizzo del tele-lavoro è una modalità...), per prendere seriamente in considerazione l'ipotesi di aprire quella bottega di rigattiere spesso desiderata...
Adesso, premesso che a casa mia dal 96,8 - dato 2004 - al 95,6 - dato 2005 - non si conferma un tubo ma si perde oltre un punto, la seconda affermazione merita di essere posta in risalto: caspiterina, addirittura un addetto su quattro ha accesso alla Rete. Gli altri tre, statene certi, gli chiedono invece il piacere di cercare qualcosa e tutti e quattro supplicano l'amministratore della Rete per ottenere di uscire fuori proxy almeno un quarto d'ora al giorno.
Quanto al tele-lavoro, leggete i dati e poi fatemi conoscere il vostro parere. I dati contenuti nel Rapporto, comunque, non sono la fotografia di un paese tecnologicamente evoluto, e su questo c'è poco da scherzare.

Sul rapporto dell'Istat, poi, vorrei aggiungere due situazioni vissute da persone con le quali ho avuto modo di confrontarmi di recente.
C'è S., dipendente di una grande azienda hi-tech italiana. S. ha mansioni di responsabilità ed è alle soglie del prestigioso livello di quadro, invece ha rischiato il licenziamento perché "sorpreso a leggere le pagine di un quotidiano on-line (La Repubblica) durante l'intervallo pranzo". Della serie, avesse portato la copia cartacea poteva fare quello che voleva...
C'è F., dipendente di una importante Merchant Bank americana. F., dopo anni negli States, vuole tornare in Italia, a casa sua, e per continuare a lavorare presso la filiale italiana della Merchant Bank si sottopone quotidianamente ad un pendolarismo che ormai non fa più notizia. F. vive fuori città e per questioni logistiche ha domandato, ottenendolo, il permesso di prendere un treno che le consenta di non tornare a notte fonda a casa sua, garantendo il proseguimento del suo lavoro nel corso delle due ore che separano le due città. Tutti i giorni riceve una mail, tra le 17 e 50 e le 17 e 55: all'inizio non capiva adesso sorride, ricordando come, quando lavorava in America, era solita uscire dall'ufficio alle 15 per andare a casa a completare una presentazione in Power Point, senza ricevere nessuna mail poco prima della fine dell'orario di lavoro ma, casomai - F. è carina - una telefonata per andare a prendere un aperitivo o per un invito a cena. In barba al politically correct ma con molta meno ipocrisia.

Infine, lasciate da parte le considerazioni sull'applicazione del tele-lavoro (chissà che fine ha fatto Patrizio DeNicola, circa dieci anni fa affermava convinto che era arrivato il momento di questa soluzione...), ecco finalmente il vincitore.

Primo posto, assegnato sul filo di lana all'americana Intel: dopo che, non più tardi di due mesi fa, Paul Otellini dichiarava alla MIT Sloan Management Review l'importanza del marchio nella strategia di marketing, ricordando come Intel sviluppasse la propria incentrandola proprio sulla forza del marchio, una decina di giorni fa, l'ufficio stampa della società ha annunciato il nuovo brand che, come recita la tagline, le fa fare un "Salto in Avanti".
Roba che, al confronto, l'operazione da transessuale di Virgilio che diventa Alice è buona per "La Corrida" di zio Gerry.

Lavorate sodo, perché un anno passa in fretta e i Pin-Eye Awards sono sempre in agguato. Buon anno a tutti.

Marco Tracinà

(*) Senior Vice President e General Manager, Sales and Marketing Group.

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