L’associazione I.C.A.A. (International Crime Analysis Association) in collaborazione con SYMANTEC propone quindi il progetto C.I.R.P. (child Internet risk perception) che è focalizzato sulla valutazione dei comportamenti dei minori che facilitano i rischi di molestia e di adescamento nelle chat rooms e sugli atteggiamenti disfunzionali degli adulti di riferimento (genitori ed insegnanti) che sono deputati al controllo e alla prevenzione. Le informazioni ottenute con tale attività di studio possono essere impiegate per la realizzazione di vari interventi di prevenzione e possono essere utili per orientare l’attività di contrasto da parte delle forze di Polizia.
Nella prima fase (2003-2004) la ricerca ha impiegato un questionario pilota centrato prevalentemente sulla
valutazione della percezione del rischio dei minori italiani e dei loro educatori (genitori ed insegnanti) rispetto
ai tentativi di adescamento da parte dei pedofili nelle chat e rispetto alla fruizione di materiale pornografico.
Nella seconda fase (2005-2006) tuttora in atto, sono in corso di approfondimento i profili di personalità e i
comportamenti dei minori che possono facilitare l’approccio da parte dei pedofili. Tale fase, unitamente
all’impiego di questionari e interviste ai bambini, utilizza anche tecniche di studio più sofisticate e mirate, tra
cui la simulazione dei ricercatori di essere bambini in chat e l’analisi di casistica internazionale fornita da
forze di polizia di varie Nazioni. La seconda fase del progetto è inoltre finalizzata ad evidenziare variabili
significative in ambito europeo e intercontinentale. Sono state infatti attivate analisi comparative in Spagna,
Portogallo, Inghilterra, Israele, Sud Africa, Paesi Scandinavi e Canada che utilizzano i medesimi strumenti
applicati in Italia.
I risultati della prima fase del progetto CIRP 2003-2004
Secondo i minori intervistati la percentuale dei genitori che svolgono sistematicamente un
monitoraggio della loro navigazione su Internet, accompagnandoli in prima persona, risulta
abbastanza contenuta (26%) mentre per la maggior parte del campione il controllo è saltuario (47%) o addirittura assente (27%).
Le ragioni specifiche di tale leggerezza sembrano
essere le più disparate: da una totale non conoscenza del mezzo telematico fino ad arrivare ad
una eccessiva fiducia in sistemi di prevenzione tecnologica i cosiddetti filtri – (che possono, in
alcuni casi, limitare la fruizione di pornografia da parte del minore ma che nulla possono in caso di
incontro con un pedofilo in chat) o semplicemente per ragioni di pigrizia e superficialità.
Capitare
occasionalmente su di un sito pornografico rappresenta una esperienza vissuta da circa il 52% del campione di minori intervistati, cosa del resto intuibile vista la presenza elevata di tali contenuti
sul web e la loro disponibilità anche da portali commerciali (non dedicati) e da banner pubblicitari
di tipo “intrusivo”.
La
percentuale di minori che utilizzando le chat ha avuto un incontro on-line con un adulto (presumibilmente pedofilo) e ha intrapreso discorsi su tematiche sessuali, anche se ridotta
rispetto al campione analizzato, è comunque decisamente rilevante (13%) e dimostra come tale
ambito costituisca realmente uno scenario di rischio. La presenza di soggetti adulti pedofili che
utilizzano le chat per scambio di materiale pedopornografico e per tentare di avvicinare qualche
minore connesso è oramai del tutto accertata, documentata anche dalle operazioni di Polizia
condotte in quasi tutto il mondo utilizzando tecniche undercover.
Dall’analisi dei dati è emerso che nei genitori e negli insegnanti le conoscenze riguardo al problema pedofilia on-line come del resto il mondo di
Internet e l'informatica in genere sono talvolta frammentarie ed inesatte.
Anche per quanto
riguarda l’attività di controllo da parte dei genitori durante la navigazione dei figli la situazione
sembra essere connotata da alcuni comportamenti a rischio. L’azione di monitoraggio e controllo
della navigazione dei figli minori risulta purtroppo pressoché assente nel 58% dei casi.
Nel campione di genitori intervistati
una discreta percentuale (66%) ha comunque fornito ai propri figli delle informazioni sui rischi
della navigazione sulla Rete mentre il rimanente 34% non ha avuto capacità od occasione di farlo.
Nel contempo affiora, sia da parte dei genitori che degli insegnanti intervistati, una grande
disponibilità nei confronti di un’attività di formazione e sensibilizzazione mirata e la volontà diffusa
di affrontare tale problematica chiedendo anche l’intervento di esperti esterni.