Banner: consigli per una grafica efficace

I banner pubblicitari invadono il Web. Ma siamo sicuri di utilizzarli nel modo corretto? Qualche considerazione utile per fare chiarezza e per avere un click “di valore” che consenta di diffondere il brand e di incrementare la vendita del proprio prodotto.

technology with click mouse pixel cursor

Nonostante le critiche, tra le varie proposte il banner resta sempre una delle forme pubblicitarie più utilizzate nell’online, lo confermano anche le ultime statistiche.

Ma non sempre le aziende riescono a sfruttare questo strumento in modo adeguato, e questo rientra anche nell’esperienza di molti di coloro che sono in contatto con aziende “sponsor” interessate ad utilizzare i banner come veicolo pubblicitario per i propri prodotti o servizi.

Banner pubblicitari: gli errori più comuni

computer with hand pointer pixel cursor

I banner pubblicitari restano uno degli strumenti più utilizzati per promuovere il proprio business sul Web. Tuttavia, spesso questa tecnica non viene utilizzata in modo efficace dalle imprese.


Leggi anche: Carlo Ruta: esiste la libertà d’informazione in Italia?

Come afferma anche Marcello Tansini di Webmasterpoint.org:

“Molto spesso alcune aziende mi chiedono di progettare a livello marketing dei banner. Purtroppo, quello che generalmente riscontro è una grande confusione all’interno delle aziende stesse (e quel che è peggio è che più volte si tratta di agenzie pubblicitarie) tra il valore di una impression, di un semplice click e di un click voluto e desiderato.”

Questa situazione è dipesa principalmente dal fatto che negli anni del boom di Internet si è pensato spesso che gli utenti fossero eccessivamente ingenui.

L’equazione era sostanzialmente questa: più il banner è strano, più manda messaggi di “alert o attenzione”, più è cliccato. Ed ecco l’origine delle “figurine da colpire” con un puntatore a forma di pistola o dei messaggi di “alert, pericolo virus”, o ancora dei falsi form da selezionare.

Erano sicuramente banner cliccati, ma il click generato non aveva nessun valore, portando ad un sito in maniera subdola, il più delle volte senza nessun reale interesse dell’utente che pur aveva cliccato.

Banner pubblicitari: come sono cambiati nel tempo

laptop and tablet with mouse pointer pixel cursor

Sicuramente i formati si sono evoluti, ma non sempre di pari passo con una giusta cultura e la giusta creatività. A tal proposito Tansini afferma:

“Negli anni della crisi si è pensato a nuove soluzioni più efficaci, per giungere, con il pensionamento del vecchio formato 468×60, a banner grandissimi, animazioni in flash immense, pop-up e pop-under grandi come intere pagine.”


Potrebbe interessarti: Tecnologie green: 7 buoni motivi per sceglierle

Stiamo parlando, utilizzando un gergo da addetti ai lavori, dei banner grattacielo o sky-scraper (120×600 pixel) che ricoprono un’intera colonna di una pagina web, degli overlay, ossia animazioni in flash che si caricano in sovraimpressione su una pagina web, e dei pop-under che in realtà, invece di essere riquadri pubblicitari di 200×200 pixel, sono la homepage stessa dei siti che si vogliono pubblicizzare.

Ma il peso di una certa mentalità nell’uso di questi strumenti resta. Lo strumento non è mai dannoso o vantaggioso di per sè, dipende dall’uso che ne viene fatto. Concetto quasi banale ma forse per questo sottovalutato.

Tansini conclude:

“Il ragionamento alla base è, semplicisticamente, questo: se l’utente non clicca più, proponiamo formati pubblicitari più grandi, talmente grandi da riempire la pagina. In questo modo il click sarà quasi obbligato. Invece i banner di grandi dimensioni possono essere interessanti solo se inseriti nel giusto contesto, se compaiono nei modi e nei tempi giusti, rispettando l’utente e, soprattutto, se servono più per diffondere il brand aziendale che per aumentare le vendite.”

 

Luca Paolucci
Laurea in Economia e Management
Laureando in Management Internazionale
Suggerisci una modifica