E-commerce: la nuova normativa europea

Un’interessante analisi rileva limiti e pregi di una certificazione a tutela del consumatore online. Vediamo i nuovi codici di condotta per il commercio sul web.

A seguito del sempre più imponente sviluppo dell’e-commerce, è sorta la necessità di stabilire dei criteri atti a garantire costantemente le garanzie per il consumatore online.

Scende in campo direttamente l’Unione Europea, che con una direttiva definisce a livello comunitario i codici di condotta per il commercio elettronico. Analizziamone pro e contro.

La nuova normativa europea per il commercio online

La Direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell’8 giugno 2000, emanata allo scopo di chiarire alcuni aspetti giuridici riguardanti la società dell’informazione, ed in particolare dell’e-commerce, nel suo articolo 16 incoraggia, in tutti gli stati membri, la formazione di codici di condotta a livello comunitario che possano fornire ulteriore garanzie al consumatore.

Tali codici infatti, creati da associazioni, organizzazioni imprenditoriali, professionali o di consumatori, devono avere il compito di far rispettare, in modo più rigoroso, ciò che la normativa prevede negli articoli 5 e seguenti (tra cui le norme per una corretta informazione del cliente, la normativa sulla contrattazione online, la responsabilità degli ISP, ecc.)

Codici di condotta online: l’indagine e i dati

Uno studio realizzato dall’IPSC (Institute or the Protection and Security of The Citizen) e dalla Commissione Europea, ha analizzato, a livello europeo, un campione di tali codici di condotta per il commercio elettronico.

Per l’indagine è stato individuato un campione di 14 codici di condotta che sono stati scelti in base a 9 criteri di rappresentatività. Tra essi, i principali sono:

  • il costo di adesione al servizio
  • la nazionalità dei soggetti in esame
  • la copertura delle materie trattate

In seguito, entro tale campione sono stati scelti altri 5 codici (DMA, Webtrader, e-QM 2000, Q-Web, Clicksure) comparati attraverso un insieme di 37 criteri di classificazione.

A livello di copertura delle materie trattate, i 5 codici appaiono particolarmente esaustivi in:

  • Identità del web-shop” in oggetto
  • Procedura d’ordine” proposta
  • Pubblicità
  • Sicurezza” garantita

Sono invece carenti nelle seguenti materie:

  • Identità del server/hosting
  • Caratteristiche del codice di condotta” stesso
  • Caratteristiche del trustmark“, ovvero del “marchio di qualità” fornito

Infine, la ricerca si è concentrata sulle peculiari caratteristiche relative ai servizi di certificazione per il commercio elettronico.

Tale indagine campionaria ha coinvolto 26 società di certificazione su un totale di 56. Dai dati è emerso che:

  • il 90% delle società ha iniziato l’attività di certificazione per l’e-commerce da meno di un anno
  • il tempo impiegato per la verifica sel sito Web e dei processi aziendali oscilla tra 1 e 4 giorni/persona

La medesima indagine ha analizzato anche il costo medio che un servizio simile comporta, che si aggira tra i 2500 e i 3500 , con un buon 10% di società che effettua tale prestazione a titolo gratuito, ed un altro 10-12% che raggiunge anche punte di 7000 €.

Codici di condotta: la risposta del Web

Infine, analizziamo brevemente i dati sull’esito delle richieste di certificazione da parte dei siti Web/aziende. A fronte di 6380 richieste:

  • il 73% dei webshop ha conseguito la certificazione
  • il 18% non ha ottenuto il marchio di qualità
  • il 9% è ancora in fase istruttoria

Come già sottolineato, tali bollini di qualità non sono di certo l’unico sistema per garantirsi la fiducia del consumatore, ma di certo possono rappresentare un valido supporto alla propria credibilità.

 

Luca Paolucci
Laurea in Economia e Management
Laureando in Management Internazionale
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