BCE: aumento dei tassi e stop al QE da Luglio

Mattia Anastasi
  • Dott. in Economia Aziendale con curriculum Manageriale

L’attesissima conferenza stampa BCE, presieduta da Christine Lagarde, si è tenuta ieri ed ha confermato tutte le voci che la precedevano. Stop ai tassi a zero a partire dal mese di Luglio e stop al Quantitative Easing, il meccanismo di riacquisto dei titoli di Stato. Vediamo qual è stato l’effetto sui mercati di queste dichiarazioni.

Bce

Sembra essere finita l’epoca dei tassi a zero della BCE, misura straordinaria presa dalla Banca Centrale Europea per far riprendere l’Eurozona dopo la Grande Recessione susseguente alla crisi dei mutui sub-prime. Dopo 10 anni dunque torneranno a salire i tassi d’interesse: i mercati europei hanno reagito in maniera negativa, con tutti i principali in segno negativo di oltre un punto percentuale.

E’ stato inoltre ufficializzato lo stop al Quantitative Easing.

BCE: tornano a crescere i tassi d’interesse

Bce

Per il momento BCE ha confermato le attese per quanto riguarda i tassi d’interesse, che dopo 10 anni verranno spostati dal valore zero e fatti crescere. Vi è ancora forte incertezza riguardo alla nuova epoca dei tassi positivi, così come esposto dal Global Head of Macro a Ing:

“La Bce ha appena annunciato la fine di una lunga era. Se questo sarà anche l’inizio di una nuova era di tassi di interesse in continuo aumento, tuttavia, è ancora tutt’altro che certo”

La risposta dei mercati è stata tutt’altro che positiva, con le borse in ritirata e gli spread in aumento. Il problema è stato la delusione di coloro che si aspettavano un piano per limitare la frammentazione finanziaria.

BCE: le dichiarazioni fanno aumentare gli spread

Un altro dei principali effetti della conferenza stampa di Lagarde è stato quello di aumentare gli spread. Se si considera la famosa citazione della neo insidiata Presidente circa la non connessione della BCE con l’andamento degli spread, il tutto acquisisce connotazioni quasi divertenti.

La differenza tra Btp e Bund tedeschi è ai massimi dal 2014, sfiorando i 230 punti: questo è dovuto all’aumento dei Btp decennali che sfiorano il tasso d’interesse del 3,72%. Delude la mancanza di un piano per la salvaguardia degli stati periferici dell’UE, che sono in possesso di un grande debito pubblico.