Lavoro, aumentano gli stipendi: per quale categoria?

Mattia Anastasi
  • Dott. in Economia Aziendale con curriculum Manageriale
19/01/2023

Continuano le modifiche ai contratti collettivi per i lavoratori, con conseguenti modifiche degli stipendi in busta paga. In questo caso si tratta dei medici, che vedranno ricchi aumenti in busta paga fino ad un massimo di 190 euro. Inoltre aumenteranno anche gli stipendi per chi lavora nei Pronto Soccorso. Approfondiamo la questione insieme nel seguente articolo.

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Buone notizie per i medici italiani: si sblocca il nuovo contratto per 135mila medici e dirigenti sanitari con una dote complessiva di circa 650 milioni. Gli aumenti netti al mese saranno di un minimo di 130 euro fino ad un massimo di 190 euro al mese, che varieranno in base all’anzianità. Agevolazioni maggiori per coloro che lavorano nei Pronto Soccorso.

Approfondiamo la questione insieme nei prossimi paragrafi.

Medici: stipendi in aumento nel 2023

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Gli stipendi del personale medico sanitario italiano aumenteranno di quasi 200 euro nel corso del 2023. Dopo il via libera delle Regioni e del ministero dell’Economia sono arrivati infatti sul tavolo dell’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pa gli atti di indirizzo per il rinnovo dei Ccnl 2019-2021 dei medici, ma anche delle funzioni centrali.

I soldi messi a disposizione per i medici sono circa 650 milioni di euro: gli aumenti in media per i camici bianchi dovrebbero aggirarsi tra i 130 e i 190 euro netti. I medici dei Pronto Soccorso guadagneranno 100 euro in più ancora.

CCNL medici: qual è l’obiettivo?

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Vediamo ora qual è l’obiettivo che si intende raggiungere con gli adeguamenti del nuovo contratto del CCNL di categoria. Lo scopo principale di questo adeguamento è agevolare l’inserimento dei giovani nel Ssn. Altro scopo è quello di rallentare l’uscita dei lavoratori dal settore.

Da anni si assiste infatti ad un esodo dal Servizio sanitario pubblico, fenomeno che si è accentuato con la pandemia, sia per la minore attrattività economica che per le condizioni di lavoro sempre più proibitive, tra turni massacranti, ferie e riposi saltati e progressioni di carriera bloccate.