Smart working: nuovi requisiti e regole

Il governo ha attuato un nuovo decreto ad hoc per consentire ai lavoratori fragili di proseguire con l’attività lavorativa in modalità a distanza, detta anche smart working. Con il nuovo decreto però, cambiano anche i requisiti: vediamo insieme quali sono!
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Auspicando che la pandemia si stia avviando verso la fase conclusiva, l’esecutivo sta lavorando per migliorare e rendere più efficiente la modalità di lavoro a distanza, detta anche smart working. Questa continuerà ad essere garantita per la categoria dei lavoratori fragili, ossia coloro che hanno delle patologie determinate.

Il nuovo decreto è stato fortemente voluto dal governo, ed ha visto la cooperazione di ben due ministeri: quello della Salute e quello del Lavoro. In attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, vediamo di cosa si tratta.

Smart working: il governo cambia i vecchi requisiti

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Anche se la quarta ondata del virus sia ancora in auge, il lavoro in quasi tutti i settori è ripreso, tralasciando le discoteche e le sale da ballo. Una delle principali motivazioni è quella della presenza della modalità di lavoro a distanza, del lavoro agile, che ha consentito alle persone in quarantena di proseguire la propria attività lavorativa.

Ma tale modalità, oltre ad essere una forma di rimedio è anche una precauzione per la categoria dei lavoratori fragili: con il nuove decreto sono stati modificati i requisiti per accedervi. Scopriamo insieme quali sono!

Smart working: ecco i nuovi requisiti

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Vediamo ora quali sono i nuovi requisiti fissati dal governo, che entreranno in vigore dal 28 Febbraio, per entrare in modalità di smart working. Per ottenere tale status lavorativo sarà necessario avere le seguenti condizioni fisiche:

  • Marcata compromissione della risposta immunitaria;
  • Presentare almeno tre delle seguenti patologie: Cardiopatia ischemica; fibrillazione atriale; scompenso cardiaco; ictus; diabete mellito; bronco-pneumopatia ostruttiva cronica; epatite cronica; obesità.

La condizione del lavoratore di impossibilità al lavoro in presenza, deve essere certificata dal medico generale che ha in cura il paziente.

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