Tasse: scende il cuneo fiscale del 7%

Il decreto Lavoro varato dal governo il 1° Maggio 2023 ha come obiettivo quello di aumentare la bista paga dei lavoratori. Tra le componenti principali vi è quella dell’imposizione fiscale a capo di ogni lavoratore, il così detto cuneo fiscale. Di quanto scenderà in seguito alle modifiche apportate?

Tasse

Nel semestre dal 1 luglio al 31 Dicembre 2023, il taglio del cuneo fiscale cresce dal 3 al 7% per i lavoratori dipendenti con i redditi fino a 25 mila euro, mentre viene innalzato dal 2% al 6% per i redditi fino a 35 mila. Questo farà i modo di avere uno stipendio leggermente più elevato, che in alcuni casi potrebbe essere anche di 100 euro.

Cuneo fiscale: aumentano gli stipendi

Tasse

L’abbassamento del cuneo fiscale da far pagare agli italiani significa che gli stipendi saranno indubbiamente più elevati. Questo avrò luogo a partire dal mese di Luglio fino a quello di Dicembre 2023. Per coloro che hanno un reddito fino a 25 mila euro si avrà una riduzione del 70%, mentre per chi arriva a 35 del 60%.

Quali sono i rischi?

Il rischio che il governo sembra aver smarcato al meglio è quello delle risorse. Attuare una tale modifica del cuneo fiscale è rischioso in quanto servono risorse adeguate per renderla sostenibile: ci vogliono infatti circa 3,5 miliardi di euro più altri 4 miliardi di euro. Il taglio del cuneo fiscale dovrebbe poi essere confermato anche per il 2024, con l’aumento della spesa fissato a 12 miliardi di euro.

Sarà una misura utile?

Le critiche al decreto Lavoro non sono mancate:

La sostanza del decreto 1 maggio è una grande presa in giro per i redditi medio bassi. Un lieve taglio al cuneo fiscale per pochi mesi viene spacciato come un grande taglio delle tasse.

Questo è quanto detto da Luana Zanella, capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra alla Camera.

Cosa ne pensano i sindacati?

Lavoro, Triste

A fare la voce grossa lato sindacati è stato il presidente della CGIL Landini che spiega:

La misura sul cuneo contributivo va nella direzione delle richieste che abbiamo fatto, addirittura anche con gli scioperi con i governi precedenti, è un primo risultato ma è una tantum, non è strutturale, è transitorio vale per i prossimi cinque mesi, parte da luglio e non è nemmeno conteggiato sulla tredicesima.

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