Facebook e l’e-commerce: l’era dell’ f-commerce

Il social network di Zuckerberg accoglie i portali di shopping online, trasformandosi in un grande centro di opportunità per i vendor, ma al contempo in una killer application dell’ecommerce di Giovanni Barbieri

Sempre al centro della scena, Facebook sfavilla sotto i riflettori della ribalta, che ovviamente mettono in luce gli aspetti positivi del noto social network, ma generano anche ombre sulla sua capacità di raccolta dati e profilazione degli utenti.

Il figlio di Zuckerberg sta seguendo l’iter evolutivo di un bambino: dapprima raccoglie intorno a sé un mucchio di amici, per non sentirsi mai solo, poi decide di uscire insieme a loro, scoprendo quali locali preferiscono, grazie a Facebook Places, ed ora sembra che il papà gli stia per donare un sistema di micropagamenti per andare a fare shopping.

Certo è che Facebook ha appena sette anni e non si può pensare di lasciarlo girovagare da solo per la Rete: ecco quindi che saranno i negozi ad entrare nel suo mondo e non viceversa. E’ l’inizio della nascita dell’f-commerce: i portali di commercio elettronico si trasferiscono dalle vie digitali più percorse del mondo Internet in una sorta di centro commerciale più protetto, si, ma anche più in vista, dove sicuramente gli utenti passano gran parte del proprio tempo libero.

Ecco cosa diventerà Facebook: un grandissimo, anzi un enorme centro commerciale ed a crederci sono anche alcune startup come l’italiana Blomming, che pochi giorni fa ha lanciato un’applicazione di commercio elettronico per FB di una facilità disarmante. Infatti, sono necessari pochi semplici step per integrare in una Fan Page la voce Shop, corrispondente ad un sistema di e-commerce con carrello, checkout, pagamenti e strumenti per tracciare e gestire contatti ed ordini.

Insomma, pochi clic e si apre in Facebook un negozio virtuale, attraverso le cui vetrine si potranno rimirare i migliori prodotti che il venditore vuole offrire.L’f-commerce potrebbe quindi essere la prossima conquista di Facebook nella continua battaglia Internet-Applicazione, che, secondo molti analisti, vedrà la netta vittoria di quest’ultima fazione, trasformando la Rete in un semplice login ad un servizio. Certo è che l’f-commerce è agli albori e per questo manca ancora di regolamentazione, stili, modelli a cui ispirarsi, lasciando campo libero alla creatività ed alla sperimentazione. Sarà forse questa caratteristica a divenire la fortuna dell’f-commerce? Sicuramente, ma non bisogna dimenticare il motivo principe che giustificherebbe una completa transumanza dei negozi dalle vie della periferia digitale ad un grande centro commerciale: gli utenti.In Italia, l’agorà di Facebook è popolata da 19 milioni di iscritti, ognuno dei quali possiede una media di 150 amici. Ogni giorno 12 milioni di italiani accedono a FB e trascorrono gran parte del loro tempo, da circa un’ora e mezza alle tre ore al giorno.In un’ipotetica passeggiata virtuale fra gli amici, si offrirà loro anche la possibilità di incrociare una vetrina, scoprire un prodotto davvero interessante, invogliando a comprarlo con una moneta virtuale Facebook oppure con la propria carta di credito.Il tutto senza mai uscire da lì. Potrebbe sembrare quasi un incubo, ma in fondo è quello che gli utenti vogliono ed è quello che milioni di utenti fanno ogni santo giorno dell’anno: non escono mai da Facebook e quando tentano di farlo, c’è comunque l’applicazione mobile che permette di essere sempre presente fra gli amici.

Per ora è solo marketing: le aziende interagiscono con le comunità di utenti, le indirizzano, le aiutano, si personificano mostrandosi amici dei milioni di fan che li seguono. Tutti i consigli forniti dalle f-aziende e dagli f-amici indirizzano il 56% degli acquirenti, che si riversano sui canali di vendita tradizionali o su quelli cibernetici esterni alla comunità.

A ben pensarci, si capisce però che il passo è breve e si risponde ad una semplice regola di mercato: si va dove ci sono gli utenti. Così invece che prenderli da Facebook e buttarli fuori, su risorse esterne, si importano le risorse direttamente nel social e tutto diventa più semplice.Lo shopping diventa sociale e le aziende riescono ancor meglio a sondare i gusti, gli orientamenti ed a guidare in modo amichevole ed ammaliante i potenziali clienti, aumentando così la domanda ed i profitti. Gli amici poi farebbero la loro comparsata, diffondendo un’offerta in modo virale, riempiendo le proprie bacheche di sconti e tariffe speciali. La community spinge così altri membri all’acquisto come in una sorta di effetto domino. In pratica,  l’azienda dialoga con l’utente, lo informa, risponde alle sue perplessità, ne ascolta le proposte e lo coinvolge nella creazione di nuovi prodotti o servizi. Poi, approfittando dell’amicizia, mette a disposizione uno store sulla pagina, dove l’utente potrà visionare la merce ed eventualmente acquistarla, quando vorrà, senza mai abbandonare la piattaforma sociale. Inoltre, l’utente può decidere di condividere sulla propria bacheca gli acquisti effettuati, suggerendo così agli amici articoli che potrebbero rispondere ad un’esigenza od un interesse comune.

Insomma, non si fa altro che “capitalizzare il potere dell’utente di raccomandare ai propri amici prodotti, servizi e marchi”, come ha affermato Xavier Leclerc, account executive di Facebook France, in occasione di una conferenza organizzata da Les Echos, eBay e PayPal, durante la quale ha aggiunto che l’f-commerce è “un’esperienza nuova che però sta crescendo velocemente”.

Il riferimento all’Europa è chiaro, in quanto in USA il fenomeno è già alle stelle.

Infatti, negli States la catena di grandi magazzini JCPenney ha già aperto un proprio store direttamente su FB, mentre Levi’s propone sul proprio sito un Friends Store, grazie al quale gli utenti possono conoscere le preferenze della propria community. Allo stesso modo, Amazon ricorda i compleanni di parenti e amici, proponendo una lista di regali realizzata sulla base delle loro preferenze.

Ed in Europa? Dipende dai paesi: in Francia ad esempio, il primo ad aprire uno negozio su Facebook è stato La Redoute, il cui direttore e-commerce,  Guillaume Darroussez, ha sottolineato: “Vogliamo essere i leader del mercato dell’f-commerce quando tra uno, massimo tre anni, esploderà”. In Inghilterra, Tesco ha guadagnato 2 milioni di sterline dalle proprie pagine Facebook e anche ASOS ha giudicato molto soddisfacenti le vendite tramite fanpage.

L’Italia non è certo meno sperimentatrice delle cugine d’oltralpe: così si scopre che Diwo.it è un negozio di elettronica che permette l’acquisto on-Facebook, anche se poi il pagamento avviene direttamente sul portale ufficiale dell’operatore. In FB, Diwo.it propone il sistema vincente delle vendite temporanee: i prodotti vengono posti in promozione solo per pochi giorni, con prezzi scontatissimi a cui possono accedere i fan della pagina.

Non da meno, è la positiva esperienza del gruppo di moda Terranova: per inaugurare il proprio portale di e-commerce, ha deciso di lanciare un’iniziativa sul noto social, intitolata “+ Piace, – Costa”. Per aumentare la visibilità, è stato chiesto agli utenti di cliccare sul Mi piace di FB ogni volta che veniva pubblicata sulla bacheca della Fan page un indumento, per un determinato periodo di tempo. Ogni clic di utenti diversi avrebbe diminuito di 5 centesimi il costo del bene, che poteva addirittura azzerarsi. Il giorno dopo, gli utenti avrebbero potuto trovare l’indumento al prezzo scontato direttamente sull’ecommerce. In questo caso Facebook ha fatto da promotore e non direttamente da canale di vendita, ma i risultati sono stati comunque strabilianti: in soli 18 giorni di attività, 20.000 like, 8.000 commenti, oltre 10.000 nuovi fan ed un incremento di circa 500 nuovi fan italiani al giorno, raggiungendo 120 ordini online all’ora.

Questi risultati sono esemplificativi dell’attività di commercio online che si potrebbe condurre direttamente su Facebook: si tratta di traguardi che difficilmente si sarebbero potuti raggiungere fuori da un centro di aggregazione così grande e potente come il social in blu.E mentre l’ecommerce sta ricevendo un netto sviluppo, c’è già chi guarda all’f-commerce come la killer application del commercio elettronico tradizionalmente concepito e si adatta al prossimo cambiamento, proponendo soluzioni tecniche adeguate ed apps a portata di tutti.Lo stesso Zuckerberg guarda alla sua creatura e la arricchisce di strumenti per i pagamenti ed i-Frame, per ingoiare in FB anche i portali di shopping online già esistenti altrove nell’eterea Internet.  Commenta