I prosumer: chi sono e cosa fanno

I prosumer rappresentano al giorno d’oggi una realtà centrale nel mondo del marketing e dell’ideazione di prodotto, posizionandosi a metà tra la figura del consumatore e quella del produttore-creatore del bene. Ma cosa fanno nello specifico? E perché sono così importanti? 

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Il termine prosumer viene utilizzato per indicare una figura ibrida a metà fra il consumatore di un prodotto ed il creatore dello stesso, con un confine sempre più labile fra i due mondi.

I prosumer, infatti, contribuiscono alla creazione del prodotto in maniera radicale, scoprendone nuovi usi e modificandolo anche profondamente, con o senza il consenso di chi lo produce.

Questi fenomeni, noti già da tempo, assumono oggi una forza molto più dirompente grazie al Web e alle community online, luoghi virtuali dove appassionati ed esperti si scambiano idee ed opinioni accelerando lo sviluppo delle varianti e delle novità.


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Chi sono i prosumer?

Team of tiny people connecting giant puzzle elements

Il termine prosumer nasce dalla composizione delle parole producer e consumer: intuitivamente, quindi, con questa voce si fa riferimento ad una figura ibrida che si pone a metà strada tra il consumatore di un prodotto e il produttore-creatore dello stesso.

I prosumer svolgono un ruolo molto importante in ottica di marketing e di ideazione di prodotto, contribuendo alla nascita e allo sviluppo del bene anche senza il consenso di colui che lo ha prodotto.

C’è chi ha imparato presto a creare valore da questo fenomeno. La Lego, ad esempio, dopo i primi tempi di diffidenza verso le community permette oggi ai propri utenti di scaricare gratuitamente dal sito un kit di sviluppo, dando poi agli stessi la possibilità di ripubblicare le proprie creazioni con le relative specifiche in modo da creare valore per l’azienda, che potrà reperire costantemente nuovi suggerimenti e idee.

Ma non tutti hanno optato per un approccio di questo tipo. C’è anche chi ha costruito volutamente un sistema chiuso in cui il business si fonda sull’obbligo di usare le piattaforme proprietarie: Apple ne è l’esempio più eclatante.

Il dilemma del prosumer

Vision statement concept vector illustration.

Ed è proprio in questo contesto che le aziende si trovano faccia a faccia con il cosiddetto “dilemma del prosumer“: aprirsi e rischiare di cannibalizzare il proprio business o chiudersi rovinando la propria reputazione e rallentando lo sviluppo dei propri prodotti?

Per quanto si potrà rimanere arroccati su posizioni difensive, le nuove generazioni diventano sempre più esperte di tecnologia e hanno a disposizione un’ecosistema online sempre più grande dove parlarsi e confrontarsi.

Probabilmente, dunque, le aziende dovranno confrontarsi sempre più spesso con questa situazione e per farlo in modo produttivo dovranno evolvere la propria cultura, accettando di perdere una parte del controllo sui propri prodotti piuttosto che far andare via i clienti, che invece dovranno poter accedere a kit di sviluppo per agire sui beni, volutamente modulari, in ambienti di lavoro e di collaborazione.

In quest’ottica il cliente andrà trattato sempre più da pari, in quanto una parte del valore sarà creato direttamente da lui. Non si tratta di scelte facili da compiere, ma i vantaggi che un approccio aperto possono portare allo sviluppo di un prodotto dovranno, prima o dopo, far riflettere tutti sull’opportunità di adottarle.

 

Luca Paolucci
  • Laurea in Economia e Management
  • Laureando in Management Internazionale
  • Esperto di: Politica, Economia e Detrazioni Fiscali
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