L’Assegno di inclusione da non credere: il nuovo assegno aumenterà la povertà assoluta e infantile in Italia

La Commissione Europea ha recentemente analizzato l’Assegno di Inclusione, introdotto in Italia per sostituire il Reddito di Cittadinanza: i dati sono allarmanti e si prevede un aumento della povertà in tutto il paese.

Nonostante alcune misure di accompagnamento positive, l’analisi prevede che il nuovo assegno aumenterà la povertà assoluta e infantile nel paese.
Vediamo in dettaglio le osservazioni della Commissione e le implicazioni di questa nuova misura.

Criticità principali dell’Assegno di inclusione

Aumento della povertà

Secondo il report della Commissione Europea, l’Assegno di Inclusione potrebbe determinare un aumento della povertà assoluta e infantile rispettivamente di 0,8 e 0,5 punti percentuali rispetto al precedente regime. Questo è dovuto ai criteri di ammissibilità più rigorosi che riducono l’impatto positivo del sostegno economico.

Salari e contratti di lavoro

Un altro punto critico evidenziato riguarda i salari e la tipologia dei contratti di lavoro in Italia. La percentuale di contratti a tempo determinato rimane tra le più alte nell’UE, il che, combinato con l’alta incidenza di lavori non standard, ha portato a una diminuzione delle settimane lavorate all’anno. Questo contribuisce a un’elevata disuguaglianza e volatilità dei guadagni annuali.

Stagnazione salariale

La stagnazione salariale è un problema persistente. Tra il 2013 e il 2022, la crescita dei salari nominali per occupato è stata del 12%, molto inferiore alla media UE del 23%. Mentre il potere d’acquisto nell’UE è aumentato del 2,5%, in Italia si è ridotto del 2%. Questa situazione comporta significativi rischi di povertà lavorativa, specialmente per le famiglie monoreddito.

Potenziali rischi per la convergenza Ssociale

La Commissione Europea sottolinea i potenziali rischi per la convergenza sociale in vari ambiti, tra cui l’istruzione, l’occupazione e la protezione sociale. Nonostante i progressi, l’Italia deve affrontare numerose sfide per migliorare il mercato del lavoro, l’inclusione sociale e le competenze educative.

Contratti a tempo determinato e lavoro non standard

L’alto numero di contratti a tempo determinato e forme di lavoro non standard, come il lavoro stagionale, contribuiscono alla volatilità dei guadagni e alla disuguaglianza. Le riforme recenti, tra cui il Decreto Lavoro, non sono ancora sufficienti per affrontare efficacemente questi problemi.

La risposta del Ministero del Lavoro

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha risposto all’analisi della Commissione UE definendola parziale. Secondo il Ministero, lo studio non tiene conto delle dinamiche di attivazione generate dalle nuove misure e dalla crescita dell’occupazione in Italia. Il Ministero ritiene che una valutazione complessiva potrebbe portare a un’analisi più positiva dell’Assegno di Inclusione.

In sintesi

L’Assegno di Inclusione introdotto in Italia ha suscitato critiche significative da parte della Commissione Europea, che prevede un aumento della povertà assoluta e infantile. Le criticità principali riguardano i salari bassi, l’elevata percentuale di contratti a tempo determinato e il lavoro non standard. Nonostante le misure di accompagnamento, queste problematiche strutturali devono essere affrontate per migliorare l’efficacia del nuovo regime di sostegno.

Tabella Riassuntiva

Aspetto Descrizione
Aumento della Povertà Previsione di un aumento della povertà assoluta e infantile rispettivamente di 0,8% e 0,5%.
Salari e Contratti di Lavoro Alta percentuale di contratti a tempo determinato e lavori non standard, contribuendo a disuguaglianza e volatilità dei guadagni.
Stagnazione Salariale Crescita dei salari nominali del 12% (2013-2022), inferiore alla media UE del 23%; potere d’acquisto ridotto del 2% in Italia.
Rischi per la Convergenza Sociale Sfide persistenti in istruzione, occupazione, protezione sociale e competenze educative.
Risposta del Ministero del Lavoro Critica all’analisi UE, ritenuta parziale e non considerante le dinamiche di attivazione e crescita dell’occupazione.
Riforme Recenti Decreto Lavoro e altre misure non sufficienti per risolvere i problemi strutturali del mercato del lavoro.