Newsletter: usare o non usare il no-reply?

Conviene utilizzare il no-reply per spedire newsletter di una campagna pubblicitaria? Non molti utenti accettano notizie da qualcuno che non è interessato alla loro opinione. Cliccare il tasto spam allora diventa una scelta conseguente. Come fare allora a livello pratico?

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Perché, per avere ulteriori informazioni o fare una richiesta, devo andare alla ricerca di un contatto valido all’interno dell’e-mail che ho ricevuto? Perchè sono costretto a cliccare il sito per compilare una lunga e noiosa form di contatti? In fondo è una e-mail anche quella. Non basterebbe permettermi di rispondere come accade per tutte le e-mail che ricevo? Mi sento come se mi riagganciassero il telefono in faccia.

Questo potrebbe essere il pensiero di un lettore che, volendo rispondere a un’e-mail promozionale ricevuta, si trova di fronte ad un no-reply. Vediamo i problemi che può comportare l’utilizzo di questo tipo di comunicazione.


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Il no-reply nell’e-mail marketing

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Il no-reply decentra il carattere bidirezionale tipico dell’e-mail al senso unico cui ci hanno abituato i media tradizionali come la televisione. Il problema di una comunicazione unidirezionale è che questa non diventa una conversazione, ma resta nel limbo di un monologo.

Utilizzare il no-reply, in un certo senso, equivale a considerare come un costo extra ed eccessivo qualunque altra attività che un possibile acquirente effettua, prima o dopo aver comperato un servizio.

E’ evidente che il cliente avverte questo metodo e fisiologicamente si allontana, creando un immediato problema sul piano della deliverability. Non molti utenti, infatti, accetteranno di ricevere notizie da qualcuno che non è interessato alla loro opinione. Cliccare il tasto spam allora diventa una scelta conseguente.

Permettere ai propri lettori di rispondere all’e-mail equivale a ottenere feedback gratuiti e spontanei. Inoltre, questo genere di risposte sono opportunità per generare interesse e nuove vendite. Se distribuire il vostro prodotto è importante, consentite agli utenti di cliccare “rispondi” e date loro una risposta personalizzata. Nella maggior parte dei casi, acquisteranno.

Utilizzo del no-reply: alcuni consigli

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Come fare dunque per evitare i problemi derivanti dall’invio di e-mail unidirezionali? Ecco di seguito alcuni consigli utili:

  1. Affidate i vostri invii a piattaforme professionali che offrano la gestione automatizzata dei bounceback, ovvero di quelle mail che non vengono consegnate.
  2. Impostate un filtro per smistare la posta. Il primo passo potrebbe essere quello di raccogliere tutte le mail con oggetto “Re:” che, generalmente, indicano una risposta.
  3. In seguito, in base alle e-mail che riceverete, potrete affinare le regole. Ad esempio, potrete verificare come vengono notificati i cambi di indirizzo o le risposte automatiche.
  4. Controllate le mail che vi tornano indietro: alcune Webmail rispediscono al mittente le mail che vengono considerate spam, altre chiedono un codice di verifica per l’accettazione. Effettuare costanti rilevazioni di questi parametri consentirà alle vostre e-mail di raggiungere più destinatari.
  5. In base al volume di e-mail che ricevete, potete considerare una persona specializzata che si occupi di smistarle correttamente all’interno dell’azienda. Un carico medio di risposte può richiedere due o tre ore per ogni campagna inviata.
  6. Come soluzione non è molto etica, ma considerate se utilizzare indirizzi diversi per il campo from e il reply to. Solitamente i bounce vengono inviati al campo from, mentre le reali risposte arrivano all’indirizzo impostato come reply to. Sebbene le risposte “umane” arriveranno al reply to, sarà il campo from ad essere visualizzato.

Se considerate quanto vitale può essere tenere traccia della redemption di clienti e possibili tali, comprenderete quanto è fondamentale permettere loro di rispondere alle proprie e-mail. Anche a scapito di un paio d’ore di lavoro in più.


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Luca Paolucci
Laurea in Economia e Management
Laureando in Management Internazionale
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