Pensioni cancellate a migliaia di persone: cosa sta succedendo?

Recentemente, l’INPS ha comunicato una decisione che ha destato grande preoccupazione tra i pensionati italiani: migliaia di pensioni verranno cancellate, anche per coloro che sono in regola con i contributi. Vediamo di seguito i dettagli di questa misura e chi ne sarà colpito.

La cancellazione delle pensioni

Molti lavoratori, dopo anni di versamenti contributivi all’INPS, raggiungono finalmente l’età pensionabile sperando di godere di un periodo di tranquillità economica. Tuttavia, la recente comunicazione dell’INPS ha creato un vero e proprio panico tra i pensionati: nonostante siano in regola con tutti i contributi e requisiti, molti non riceveranno più il loro assegno previdenziale.

Chi rischia di perderla?

La cancellazione delle pensioni non riguarda tutti i pensionati indistintamente, ma specifiche categorie di persone che hanno optato per particolari regimi di pensionamento anticipato:

  • Quota 103: Permette di andare in pensione a 62 anni con almeno 41 anni di contributi.
  • Ape Sociale: Consente il pensionamento a 63 anni e 5 mesi con 30 o 36 anni di contribuzione, a seconda della categoria di appartenenza.

Dettagli sulle misure e le categorie coinvolte

Quota 103

Quota 103 consente il pensionamento anticipato, ma con alcune restrizioni. I pensionati che scelgono questa opzione vedranno la loro pensione interamente ricalcolata con il sistema contributivo, spesso comportando una riduzione dell’importo. Inoltre, non possono tornare a lavorare con un contratto da dipendente; se lo faranno, l’INPS sospenderà immediatamente l’erogazione della pensione e richiederà la restituzione delle somme già versate.

Ape Sociale

L’Ape Sociale è rivolta a specifiche categorie di lavoratori:

  • Caregiver: Coloro che assistono familiari da almeno 6 mesi.
  • Disabili: Con invalidità pari o superiore al 74%.
  • Disoccupati: Che non ricevono più la NASPI.
  • Lavoratori usuranti: Con almeno 7 anni di attività usurante negli ultimi 10 anni o almeno 6 anni negli ultimi 7, con un requisito contributivo di 36 anni anziché 30.

Per chi sceglie l’Ape Sociale, l’importo massimo della pensione non supererà i 1500 euro al mese, senza diritto alla tredicesima e alla quattordicesima mensilità. Anche in questo caso, i beneficiari non possono tornare a lavorare per integrare il reddito, tranne che per lavori autonomi occasionali con un guadagno massimo di 5000 euro annui.

Tutte le misure

Misura Età Pensionabile Contributi Richiesti Importo Massimo Condizioni di Lavoro
Quota 103 62 anni 41 anni Ricalcolo contributivo Non può lavorare come dipendente; lavoro autonomo occasionale fino a 5000 euro annui
Ape Sociale 63 anni e 5 mesi 30/36 anni 1500 euro mensili Non può lavorare; lavoro autonomo occasionale fino a 5000 euro annui
Caregiver 63 anni e 5 mesi 30 anni 1500 euro mensili Assistenza familiare continua
Disabili 63 anni e 5 mesi 30 anni 1500 euro mensili Invalidità pari o superiore al 74%
Disoccupati 63 anni e 5 mesi 30 anni 1500 euro mensili Senza NASPI
Lavoratori usuranti 63 anni e 5 mesi 36 anni 1500 euro mensili Attività usurante per 7 anni negli ultimi 10 o 6 anni negli ultimi 7

Considerazioni finali dell’esperto

La decisione dell’INPS di cancellare le pensioni per specifiche categorie, anche se in regola con i contributi, ha sollevato numerose preoccupazioni. I pensionati che hanno optato per il pensionamento anticipato con Quota 103 o Ape Sociale devono essere consapevoli delle restrizioni imposte, in particolare il divieto di tornare a lavorare con un contratto da dipendente. Questa misura evidenzia la necessità di una maggiore chiarezza e trasparenza nelle politiche pensionistiche, per evitare ulteriori disagi a chi ha già contribuito per anni al sistema previdenziale.