Assegno di Inclusione problemi in arrivo: l’INPS chiede i soldi indietro

L’introduzione dell’Assegno di Inclusione, varato dal Governo di Giorgia Meloni come sostituto del Reddito di Cittadinanza, ha scatenato una serie di polemiche e preoccupazioni tra centinaia di famiglie italiane.
A soli tre mesi dal suo lancio, l’assegno si trova al centro di un dibattito acceso, con l’INPS che ora richiede la restituzione dei fondi erogati a numerosi beneficiari.

Il nuovo sussidio sotto la lente

A differenza del suo predecessore, l’Assegno di Inclusione mira a supportare specificamente quelle famiglie che hanno al loro interno individui non occupabili, quali persone con disabilità, minorenni o anziani oltre i 60 anni. Nonostante l’obiettivo di fornire un sostegno mirato, molti sono stati i casi di famiglie che, pur rispettando i criteri di ammissibilità, si trovano ora a dover restituire quanto percepito.

criteri stringenti e restituzioni

L’INPS ha messo in atto una politica più rigida riguardo l’assegno, riservato esclusivamente a nuclei con un reddito annuo lordo inferiore a 6.000 euro e con specifiche condizioni di non occupabilità al loro interno. Il sussidio, che ammonta a 500 euro mensili per famiglia più un supplemento per l’affitto fino a 280 euro, richiede la sottoscrizione del Patto di Attivazione Digitale per la sua erogazione.

conseguenze per chi ha violato i termini

Per chi ha percepito indebitamente l’assegno, senza soddisfare i criteri o avendo fornito informazioni false, l’INPS ha avviato procedure di recupero delle somme erogate. La situazione si aggrava per coloro che hanno falsificato i dati nella Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU), con rischi penali che vanno da 1 a 6 anni di reclusione, a seconda della gravità del reato commesso.

Inoltre, viene sottolineata l’importanza della trasparenza nelle dichiarazioni relative a reddito e patrimonio, con sanzioni previste anche per chi omette di comunicare eventuali variazioni. La partecipazione ai programmi di inserimento lavorativo proposti dai centri per l’impiego rappresenta un altro requisito fondamentale per il mantenimento del sussidio.

Un campanello d’allarme

Questo scenario rappresenta un campanello d’allarme per le politiche di sostegno sociale, evidenziando la necessità di bilanciare la protezione delle fasce più vulnerabili con il rigoroso controllo sull’erogazione dei fondi pubblici. La situazione dell’Assegno di Inclusione solleva questioni importanti sulla gestione delle risorse statali e sulla responsabilità individuale nel dichiarare correttamente la propria situazione economica e familiare.