Assegno di mantenimento 2023 rivalutazione: quando spetta e come richiederla

Anche l’assegni di mantenimento deve essere rivalutato in base all’indice di inflazione. Inoltre, chi ha diritto all’assegno può richiedere anche gli arretrati degli ultimi 5 anni. Facciamo chiarezza in merito.

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Coloro che devono corrispondere l’assegno di mantenimento mensile a ex coniuge e figli vedranno l’importo da pagare aumentato a causa dell’inflazione. Inoltre, per coloro che che non rispettano gli aumenti, rischiano di farsi carico di un maxi assegno, dato che l’ex coniuge potrebbe richiedere gli arretrati per gli aumenti del mantenimento non corrisposti negli ultimi 5 anni.

Vediamo insieme nel dettaglio.

Assegno di mantenimento: quando spetta l’aumento

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Secondo quanto previsto dalla legge n. 898 del 1970, all’articolo 5, comma 7, la rivalutazione dell’assegno di mantenimento vale sempre. Nella normativa si parla di divorzio, ma diverse sentenze della Corte di Cassazione hanno assicurato che la medesima regola vale in caso di separazione.

Quando non spetta la rivalutazione

L’unico caso in cui l’assegno non è soggetto a rivalutazione è quando il giudice lo stabilisce. Infatti, nella sentenza deve essere esplicitamente indicato che il valore pattuito non è soggetto ad adeguamento annuale, specificandone la ragione. A tal proposito, l’articolo 5 legge di riferimento stabilisce che il Tribunale può escludere tale previsione con motivata decisione, ma solo in caso di “palese iniquità”.

Di quanto aumenta l’assegno di mantenimento

Per quanto riguarda la rivalutazione dell’assegno di mantenimento, si deve prendere in considerazione il cosiddetto Foi, vale a dire l’indice dei prezzi al consumo delle famiglie di operai e impiegati al netto dei consumi dei tabacchi. L’indice deve essere preso in considerazione per il mese da cui l’assegno andrà rivalutato.

Quando richiedere gli arretrati

La parte obbligata a versare il mantenimento deve occuparsi di effettuare il ricalcolo ogni anno, in modo tale che l’ex coniuge e figli abbiano diritto a un assegno di pari potere d’acquisto. Nel caso in cui ciò non succede, chi ha diritto all’assegno può pretendere, facendosi supportare da un avvocato, di farsi pagare gli arretrati per le rivalutazioni non effettuate negli ultimi 5 anni.

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