Assegno unico 2023: cosa fare in caso di sospensione

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
23/01/2023

Per chi sta presentando domanda per l’assegno unico e universale in questi mesi, potrebbe capitare di vedere l’istanza in sospensione. Ma per quale motivo? E cosa fare in tal caso? Vediamo insieme.

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L‘Assegno unico e universale è il contributo economico concesso alle famiglie con i figli a carico in possesso dei requisiti previsti dalla normativa di riferimento. Con la Legge di Bilancio 2023, la prestazione è stata oggetto di revisione e presto saranno erogati gli aumenti previsti dalla rivalutazione.

Per chi ha recentemente presentato domanda, potrebbe capitare di vedere la propria istanza essere sospesa dall’Istituto. Vediamo insieme cosa fare in questo caso.

Assegno unico e universale

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Quando può scattare la sospensione

La domanda di Assegno appare sospesa quando la piattaforma dell’Istituto previdenziale scopre che il nucleo familiare richiedente è già titolare del Reddito di Cittadinanza. Infatti, in questo caso, il contributo economico viene accreditato automaticamente sulla carta Rdc, senza necessità di presentare domanda.

Nel caso in cui, il nucleo richiedente abbia percepito il Reddito di Cittadinanza in passato, è necessario attendere che un funzionario INPS sblocchi la domanda. Tuttavia, è possibile sollecitare l’Istituto tramite il servizio “INPS risponde” o recandosi presso la sede competente.

Infine, la richiesta di Assegno è “in istruttoria” o “in evidenza alla sede” quando l’INPS sta svolgendo tutti i dovuti accertamenti; è “in evidenza al cittadino”, invece, quando è l’interessato a dover presentare ulteriore documentazione, necessaria per l’erogazione del sussidio.

Per modificare la propria richiesta, è possibile procedere tramite il “Fascicolo previdenziale del cittadino” sul sito dell’Inps.

Assegno unico: i requisiti

Per ricevere l’Assegno unico, è necessario essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • avere figli fiscalmente a carico;
  • possedere la residenza in Italia;
  • non percepire il Reddito di Cittadinanza (in tal caso, infatti, l’erogazione è automatica).

L’agevolazione spetta per:

  • ogni figlio minorenne a carico, dai 7 mesi ai 18 anni di età;
  • ciascun figlio maggiorenne, fino a 21 anni. È necessario, però, che essi frequentino un corso di formazione scolastica o professionale oppure un corso di laurea, che svolgano un tirocinio o un’attività lavorativa con un reddito complessivo minore di 8 mila euro annui, che siano disoccupati e iscritti ai Servizi Pubblici per l’Impiego o che svolgano il Servizio Civile Universale;
  • ogni figlio disabile, senza soglie di età.

Gli aumenti previsti dalla Manovra

A partire da quest’anno, gli importi dell’assegno unico aumenteranno del 50% per i figli di età inferiore a un anno: dunque, la somma più alta passerà da 175 a 262 euro mensili. Lo stesso aumento riguarderà i figli di età compresa tra 1 e 3 anni nei nuclei nei quali ce ne sono almeno tre. In questo caso però il ritocco verso l’alto è condizionato da un requisito Isee: non dovrà essere superiore alla soglia dei 40mila euro.

Le altre due novità riguardano i disabili e le famiglie con 4 figli o più. Nel primo caso è stata resa permanente la correzione introdotta a giugno 2022, la quale prevedeva che anche i disabili maggiorenni che vivono a carico della famiglia possano beneficiare dell’assegno universale base e fino all’età di 21 anni delle specifiche maggiorazioni riservate ai disabili minorenni. Nel secondo caso, la maggiorazione ad hoc di 100 euro sale a 150 euro.