Attacco hacker Agenzia delle Entrate: cosa c’è di vero?

Nella mattinata di ieri lunedì 25 Luglio 2022 è arrivata la notizia di un potente attacco hacker ai server dell’Agenzia delle Entrate. I malintenzionati annunciano la pubblicazione entro sei giorni di almeno 100 giga di dati dei contribuenti italiani. Vediamo cosa c’è di vero e quanto stiamo rischiando.

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La notizia ha scosso il mondo della cyber security italiana, ma ancora non si sa con certezza se è vero o se si tratta di una enorme bufala. Ma ripercorriamo insieme gli eventi. Nella mattinata di ieri, il gruppo hacker Lockbit ha pubblicato sul proprio sito una schermata con un countdown, facente riferimento alla pubblicazione di molti giga di dati dei contribuenti italiani in possesso dell‘Agenzia delle Entrate.

Approfondiamo insieme la questione e vediamo quali sono i rischi per gli italiani.

Attacco hacker AdE: 100 Giga di dati pubblicati?

Attacco hacker Agenzia delle Entrate: cosa c’è di vero?

In primis, alle 7:00 del mattino italiane, il sito dichiarava la pubblicazione di 78 giga di dati relativi ai contribuenti italiani, dato che poi è stato corretto a 100 giga. Si tratta di moltissimi dati, che potrebbero essere per lo più documenti di identità in corsi di validità, e altri documenti sensibili relativi alle posizioni fiscali.

Quali sono gli senari futuri? Agenzia delle Entrate ha immediatamente reagito, cercando di analizzare come sia stato possibile un attacco di questa portata. Al momento è abbastanza palese che non si è a buon punto sulla ricerca.

Attacchi Hacker: cosa è Lockbit?

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Vediamo ora chi sono i responsabili dell’eventuale attacco hacker cui è stata sottoposta l’Agenzia delle Entrate. La piattaforma Lockbit è uno dei gruppi di hacker più longevi di sempre, nato nel Settembre del 2019. Si tratta di un Ransomware, ossia software che chiedono un riscatto dopo aver decifrato dati sensibili, appunto per non renderli pubblici.

Si tratta in tutti i sensi di estorsione online, che è ovviamente illegale in Italia e in altre parti del mondo. Lockbit colpisce organizzazioni che sono in possesso di dati sensibili e in seguito chiedono riscatti in base all’entità del furto. Attacchi di questo genere ci fanno intendere quanto siamo allo scoperto dinanzi alle nuove tecnologie ed ai nuovi criminali. E’ giusto che l’Italia investa di più nella sicurezza informatica?

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