Aumento delle pensioni: benefici e svantaggi per i contribuenti

Nel 2024, l’adeguamento delle pensioni in Italia sarà influenzato dall’inflazione, con previsioni di spesa di 14 miliardi di euro. Il governo prevede modifiche che aumentano l’indicizzazione per le pensioni medie e basse, ma riducono ulteriormente l’aumento per i beneficiari con assegni più elevati, mentre si discute la possibilità di reintrodurre il contributo di solidarietà. 

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Nel prossimo anno, l’inflazione avrà un notevole impatto sui costi relativi all’aumento delle pensioni, previsti per ammontare a 14 miliardi di euro secondo la Legge di Bilancio 2024.

Anche se questo importo è inferiore rispetto all’anno precedente, si prevede che l’INPS dovrà effettuare un adeguamento delle pensioni basato sull’inflazione stimata per l’anno precedente.

Nel 2022, ad esempio, l’aumento dei prezzi è stato dell’8,1%, con un adeguamento provvisorio del 7,3% stabilito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Nel 2024, l’aumento delle pensioni è stato provvisoriamente fissato al 5,4%, ma il conguaglio sarà calcolato in base all’inflazione effettiva registrata fino a fine 2024.

Modifiche nell’aumento delle pensioni

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Per quanto riguarda l’aumento delle pensioni, il governo ha confermato il recupero del 100% dell’inflazione per gli assegni fino a 4 volte l’importo minimo delle pensioni.

Tuttavia, vi saranno modifiche per gli assegni compresi tra 4 e 5 volte il minimo: l’indicizzazione passerà dal 85% di quest’anno al 90%. Per quanto riguarda il trattamento minimo, aumenterà da 600 a 618 euro al mese a partire da gennaio per coloro che hanno compiuto almeno 75 anni, oltre all’adeguamento legato all’inflazione.

Gli altri pensionati continueranno a ricevere l‘importo di 567,94 euro di quest’anno, con l’indicizzazione che li porterà vicino ai 600 euro.

Riduzione dell’aumento per le pensioni più elevate

Tuttavia, sembra che l’aumento delle pensioni sarà meno generoso per i pensionati più abbienti, ovvero quelli che ricevono assegni superiori a 10 volte il trattamento minimo, cioè oltre circa 5.680 euro al mese dall’anno prossimo.

Già con la Legge di Bilancio 2023, avevano subito una riduzione dell’indicizzazione al 32%, ossia all’2,592% (incluso il conguaglio), invece dell’8,1% completo. Dal 2024, sembra che questa percentuale potrebbe essere ulteriormente rivista al ribasso, con ipotesi che parlano del 14% o addirura dell’azzeramento completo.

Potenziare il potere di acquisto

Il governo mira a proteggere il potere di acquisto delle fasce della popolazione con reddito medio-basso. C’è la possibilità di ripristinare il contributo di solidarietà sugli assegni pensionistici più elevati, ma questa prospettiva non ha ancora ricevuto conferma dalla maggioranza.

La legge 145 del 2018 aveva stabilito questo contributo tra il 15% e il 40% per le pensioni superiori a 100.000 euro e fino al 2023, anche se la Corte Costituzionale ne aveva limitato l’applicazione fino al 2021. Tale contributo interessava solo la parte liquidata con il metodo retributivo, escludendo le pensioni di invalidità, i superstiti e le vittime del dovere.

Evoluzione del sistema pensionistico

In generale, il settore delle pensioni rimane un ambito di continua evoluzione. Questo è inevitabile per una voce di spesa che rappresenta ormai il 16% del PIL. Il governo prevede risparmi complessivi di 2,7 miliardi di euro con le misure previdenziali per il 2024.

Ad esempio, l’età di accesso alla pensione anticipata passa da Quota 103 a Quota 104, richiedendo ora 63 anni di età e almeno 41 anni di contributi prima dei 67 anni.

Inoltre, l’accesso a programmi come Opzione Donna e Ape Sociale è stato ampliato, e sarà possibile abbandonare il lavoro quando si matura un assegno pensionistico interamente basato sul metodo contributivo, anche se superiore a 1,5 volte il trattamento minimo.

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