Auto elettriche: per i dipendenti la ricarica sarà welfare aziendale

Per dare man forte al proliferare delle auto elettriche, l’Agenzia delle Entrate ha ufficializzato che la possibilità di effettuare la ricarica presso l’azienda di cui si è dipendenti, dovrà essere considerato come welfare aziendale. La torretta dunque rientrerà tra i servizi di educazione non tassati.

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L’Agenzia delle Entrate, nella risposta fornita ad un interpello sull’argomento, spiega come il regime fiscale da applicare nel caso di istallazione di meccanismi di ricarica per le auto elettriche aziendali, debba rientrare tra le voci a tassazione zero, nella categoria dei servizi di educazione non tassati.

Viene però spiegato che la situazione può variare in base a quale sia la società richiedente il beneficio: si deve trattare di campagne di sensibilizzazione al tema sostenibilità verso i dipendenti.

Auto elettriche: per i dipendenti sei mesi di ricarica gratuita

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La grande novità per chi acquista un automobile elettrica, anche aziendale, è che si potrà effettuare la ricarica presso l’azienda gratuitamente per sei mesi al massimo. La condizione è che l’acquisto venga effettuato entro un periodo di tempo prestabilito dalla società. Vediamo da dove proviene l’energia utilizzata per le ricariche.

In questi casi, l’energia per la ricarica dovrebbe provenire dai pannelli solari o da sistemi di energia idroelettrica che ogni società dovrà impegnarsi ad installare. Tale iniziativa sarà a tassazione zero, come detto dall’Agenzia delle Entrate, in quanto rientra in piani di educazione alla sostenibilità per i dipendenti.

AdE: la posizione sulle auto elettriche

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L’Agenzia delle Entrate ha deciso di porre tra le voci a tassazione zero, quelle attività come la ricarica dei veicoli elettrici appunto, in quanto forniscono motivo di educazione per i dipendenti. Ecco perché incentivare i propri dipendenti ad acquistare un auto elettrica viene visto di buon occhio.

Soprattutto se si considera il via libera allo stop della vendita di veicoli diesel e benzina a partire dal 2035, voluto fortemente dall’UE e approvato al Parlamento Europeo non senza polemiche.

 

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