Auto: quando non si venderanno più auto a benzina in Italia?

Mattia Anastasi
  • Dott. in Economia Aziendale con curriculum Manageriale
24/06/2022

Con il via libera dell’Unione Europea, dal 2035 in tutti i paesi membri dell’Unione non sarà più possibile vendere auto che avranno come carburante la benzina, il diesel o il gpl. Vi sono degli stati però, come l’Italia, che si stanno adoperando per chiedere una proroga. Approfondiamo la questione.

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L’Italia è uno dei Paesi in prima linea per cercare di trovare un compromesso contro lo stop alla vendita di veicoli a carburante entro il 2035. Tra questi, vi è anche la Germania, che avendo un mercato enorme ritiene necessario avere più tempo a disposizione per effettuare la transizione totale.

L’obiettivo della mozione è quello di abbassare dal 100% al 90% la percentuale di auto che andrà a carburante non inquinante entro il 2035.

Inquinamento: le posizioni della politica italiana

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Vediamo ora come si divide la politica italiana riguardo alla possibilità di veder aumentare il range di tempo entro cui effettuare la transizione verso carburanti non inquinanti. Tale dead line è stata fissata dall’UE al 2035, ma vi sono già almeno una decina di Paesi, tra cui l’Italia, che preferirebbero allungarla.

I partiti principali sono completamente discordi circa quale sia la posizione migliore da prendere: Pd, Lega e M5S mostrano punti di vista diametralmente opposti. L’intervento più atteso sarà comunque quello del Ministro Cingolani, che diramerà la visione politica del Governo italiano sull’argomento martedì prossimo.

Inquinamento: quali Paesi UE sono con l’Italia?

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Vediamo ora quali sono i Paesi Membri UE che condividono il medesimo pensiero che andrà ad esprimere l’Italia martedì in Parlamento Europeo. Come già anticipato, tra questi vi sono nomi illustri come Germania e Portogallo. Assieme a questi, sono per richiedere il rinvio del 90% e al 2040 anche Bulgaria, Romania e Slovacchia.

Il lavoro è quello che prevede l’allargamento del fronte, in particolare per quanto riguarda il phase-out al 90%. Tutto ciò per garantire poi ai singoli stati maggiore indipendenza innovativa negli anni a venire.