Bitcoin in Italia: le tasse imposte dall’Agenzia delle Entrate

27/02/2021

Bitcoin: plusvalenze tassate al 26%, ma si tratta di una prassi. Non c’è nessuna norma che disciplina il regime fiscale della moneta virtuale. Anzi, molti documenti la considerano assimilabile ad una valuta estera e quindi, in caso di compravendita, esente da tassazione.

bitcoin-5960859_1920

Le plusvalenze sulle operazioni aventi ad oggetto i Bitcoin sono tassate al 26%. Tuttavia, se si entra nel merito della normativa in vigore, ci si rende conto che questa è avvolta da un alone di incertezza abbastanza preoccupante.

Da un lato c’è chi paragona la moneta virtuale al resto delle valute legali, dall’altro c’è chi invece le considera un mondo a parte e quindi distante dai regimi fiscali tradizionali.

Ciò che è certo è che, considerando l’incredibile sviluppo che sta avendo il mercato delle criptovalute negli ultimi mesi, una normativa chiara ed efficiente sul suo inquadramento fiscale sarebbe alquanto necessaria.


Leggi anche: Carlo Ruta: esiste la libertà d’informazione in Italia?

Tasse sul Bitcoin: la normativa italiana

finance-3333925_1920

Le plusvalenze sul Bitcoin sono soggette ad una tassazione del 26%. Ma se si va a ricercare il motivo dietro all’applicazione di tale regime fiscale si trovano una serie di indicazioni abbastanza confusionarie.

In Italia, l’unico documento ufficiale su cui poter fare affidamento è una risoluzione dell’Agenzia delle entrate datata 2 settembre 2016, pubblicata in risposta ad una società che chiedeva chiarimenti sull’inquadramento fiscale della moneta virtuale. Nella risoluzione si diceva che:

Bitcoin è una tipologia di moneta virtuale, o meglio criptovaluta, utilizzata come moneta alternativa a quella tradizionale avente corso legale emessa da una Autorità monetaria. La circolazione dei Bitcoin, quale mezzo di pagamento, si fonda sull’accettazione volontaria da parte degli operatori del mercato che, sulla base della fiducia, la ricevono come corrispettivo nello scambio di beni e servizi, riconoscendone, quindi, il valore di scambio indipendentemente da un obbligo di legge.”

In parole povere, secondo l’Agenzia delle entrate il Bitcoin deve essere trattato al pari di una qualsiasi altra valuta estera, la quale, se acquistata, non produce reddito e quindi non necessita di alcuna tassazione.

Tasse sul Bitcoin: gli altri pareri

bitcoin-4728496_1920

Diverso, invece, il punto di vista dell’Unione Europea. Secondo i giudici europei, infatti, l’intermediazione tra le valute tradizionali e il Bitcoin, o qualsiasi altra moneta virtuale, svolta in modo professionale, costituisce un’attività rilevante dal punto di vista fiscale.

Questo perché, per utilizzare i Bitcoin, gli utenti devono entrarne in possesso acquistandoli in cambio di valuta legale: si tratta a tutti gli effetti di un corrispettivo per la vendita di beni e servizi e, di conseguenza, deve essere soggetto a tassazione.


Potrebbe interessarti: I segreti della SIAE

Tuttavia, in questa situazione non rientrerebbero le società di intermediazione, su cui si è voluta soffermare ulteriormente l’Agenzia delle entrate:

“Per quanto riguarda la tassazione ai fini delle imposte sul reddito dei clienti della società, persone fisiche che detengono i Bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, si ricorda che le operazioni a pronti (acquisti e vendite) di valuta non generano redditi imponibili mancando la finalità speculativa. La società, pertanto, non è tenuta ad alcun adempimento come sostituto d’imposta.”

A prescindere da tutto ciò, quello che è certo è che, ad oggi, le plusvalenze sul Bitcoin sono tassate al 26%. Per quale motivo?

Bitcoin: perchè la tassazione al 26%?

bitcoin-3396302_1920

Si tratta, di fatto, di una prassi.

Prassi che, probabilmente, deriva da un errore di inquadramento della criptovaluta in un ordinamento costruito molto prima della diffusione della moneta virtuale.

Se è appurato che se si detiene valuta estera in banca per un valore superiore ai 50mila euro e per più di sette giorni le eventuali plusvalenze derivanti dalla vendita vengono tassate, è pur vero che, se lo stesso valore viene detenuto in contanti e al momento dello scambio si genera una plusvalenza, si esce dal suddetto inquadramento giuridico.

Per tale motivo, sarebbe logico non applicare alcun genere di tassazione alle plusvalenze su Bitcoin.

Ma, soprattutto, sarebbe il caso di evitare situazioni di incertezza di questo tipo che, il più delle volte, scoraggiano gli utenti a compiere operazioni, con effetti negativi sull’intero mercato.

Luca Paolucci
Laurea in Economia e Management
Laureando in Management Internazionale
Suggerisci una modifica