Bonus 3mila euro 2023 addio: quando scade?

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
08/01/2023

Il decreto Aiuti quater aveva aumentato la soglia dei fringe benefits a 3mila euro, consentendo così alle imprese di erogare un maggior numero di beni e servizi ai propri dipendenti. Tuttavia, il governo Meloni ha deciso di non rinnovare l’aumento. 

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I fringe benefit sono quei benefit che fanno parte del welfare aziendale e che le aziende non erogano ai dipendenti sotto forma di denaro ma con beni e servizi. È una sorta di bonus che non viene tassato né per le aziende, che lo deducono dal proprio reddito imponibile, né per i dipendenti. A erogarlo possono essere solamente le aziende del settore privato.

La soglia dei fringe benefits era stata aumentata con il Decreto Aiuti quater a 3mila euro, ma il governo Meloni ha deciso di non rinnovare l’aumento anche per il 2023.

Quando scade il bonus 3mila euro

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L’esecutivo ha deciso di non confermare per il 2023 il limite dei fringe benefits a 3mila euro e ciò significa che i datori di lavoro potranno usufruire della soglia solo fino al 12 gennaio 2023, ultima data utile per il pagamento degli stipendi del 2022.

Dunque, a partire dal 13 gennaio, i fringe benefit tornano alla precedente cifra di 258,23 euro e non rientreranno in questa somma i rimborsi dei costi sostenuti per pagare le utenze.

Bonus 3mila euro: di cosa si tratta

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A poter usufruire dei fringe benefits sono i lavoratori dipendenti di imprese private. L’erogazione di questi contributi non consiste in un obbligo per le aziende.

Il governo Draghi aveva già alzato la soglia di questi “bonus” da 258,23 euro all’anno a 600, con il decreto Aiuti bis, aggiungendo anche il pagamento delle utenze domestiche (acqua, gas e luce) alle finalità per cui si poteva erogare il fringe benefit. In questo modo, per la prima volta i dipendenti potevano ricevere fino a 600 in un anno per pagare le bollette.

Sono i datori di lavoro a scegliere se erogarli e in tal caso devono richiedere ai propri dipendenti le fatture delle bollette pagate. Altrimenti, è sufficiente un’autocertificazione in cui si indicano informazioni come il numero di utenza, l’importo pagato, le modalità di pagamento e la data.

Con il decreto Aiuti quater, la soglia è stata innalzata a 3 mila euro. L’importo riconosciuto potrebbe anche essere più basso: 3.000 euro, infatti, è il limite annuo entro cui tale premio non sarebbe tassato.