Bonus benzina 2022 anche per gli studi professionali: le novità

Luca Paolucci
  • Esperto di: Politica, Economia e Detrazioni Fiscali
13/05/2022

Da qualche mese a questa parte i datori di lavoro possono riconoscere ai propri dipendenti dei buoni benzina, nel limite massimo di 200 euro per lavoratore. Questi voucher, che non concorrono alla formazione del reddito imponibile, verranno ora riconosciuti anche agli studi professionali. Vediamo insieme tutti i dettagli.

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Il decreto Energia ha introdotto il bonus carburanti per i dipendenti, stabilendo anche che le somme riconosciute dalle aziende private a titolo di buoni benzina non concorreranno alla formazione del reddito imponibile del lavoratore dipendente.

Vediamo nel seguente articolo i dettagli della misura e le ultime novità a riguardo.

Bonus benzina per i dipendenti

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Il decreto Energia approvato nel mese di marzo 2022 ha introdotto il cosiddetto “bonus carburante ai dipendenti”: la misura prevede la possibilità per i datori di lavoro di riconoscere ai propri dipendenti dei voucher fino a 200 euro, i quali beneficeranno delle esenzioni in materia di IRPEF previste dall’articolo 51, comma 3 del TUIR (Testo Unico sulle Imposte sui Redditi).

L’articolo 2 del decreto Energia, nello specifico, dispone che:

Per l’anno 2022, l’importo del valore di buoni benzina o analoghi titoli ceduti a titolo gratuito da aziende private ai lavoratori dipendenti per l’acquisto di carburanti, nel limite di euro 200 per lavoratore, non concorre alla formazione del reddito ai sensi dell’articolo 51, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

Il bonus benzina riconosciuto dalle aziende ai lavoratori dipendenti avrà un limite autonomo ai fini della non concorrenza alla determinazione del reddito imponibile ai fini IRPEF. Il valore massimo di 200 euro si affianca alla somma prevista in via ordinaria, pari a 258,23 euro, per i beni e servizi esenti ai fini delle imposte sui redditi.

Bonus benzina anche per gli studi professionali

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L’ultima novità è emersa durante l’iter di conversione in legge del decreto Energia, durante il quale è stato modificato il testo in relazione ai datori di lavoro ammessi all’agevolazione. Nel decreto, infatti, appariva l’esclusione di:

  • datori del settore pubblico non economico;
  • lavoratori autonomi,;
  • studi associati;
  • cooperative e consorzi.

La nuova formulazione del testo, tuttavia, parla di “datori di lavoro privati“, ricomprendendo quindi tutta la platea del settore privato, compresi gli studi professionali.