Bonus bollette da 600 euro: chiarimenti dall’Agenzia delle entrate

L’Agenzia delle entrate ha rilasciato l’iter da seguire per i datori di lavoro che vogliono aiutare i propri dipendenti nel pagamento delle utenze domestiche di luce, gas ed acqua.

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Oggi torniamo a parlare del bonus bollette da 600 euro. Si tratta di un bonus che ha visto la luce nel decreto Aiuti bis, sotto l’esecutivo Draghi, ed è un bonus con cui il datore di lavoro aiuta il dipendente nel pagamento delle utenze domestiche.

Con questo aiuto le aziende possono contribuire a sostenere i propri dipendenti che, in questo particolare periodo, si ritrovano a dover sostenere spese aggravate da un forte rialzo del costo dell’energia. Ricordiamo che queste risorse riconosciute ai propri dipendenti sono esenti da imposte.

Con la circolare n. 35/E questo bonus è stato ufficializzato dall’ Agenzia delle entrate, fornendo ai datori di lavoro la strada da seguire per procedere all’erogazione del contributo. Vediamo insieme come funziona.

Bonus 600 euro: utenze domestiche

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Questo tributo può riguardare solamente le bollette pagate per le utenze domestiche. L’Agenzia delle Entrate ci dice che come tali vanno considerate solamente le bollette che riguardano abitazioni possedute o detenute da uno tra:

  • dipendente;
  • coniuge del dipendente;
  • familiare del dipendente.

Questo bonus ha come unica condizione quella dell’effettivo sostentamento delle spese relative alle utenze, da parte del dipendente, dell’immobile preso in considerazione.

Bonus 600 euro: cosa deve fare il dipendente?

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Il dipendente deve fornire al datore di lavoro:

  • la documentazione necessaria a per giustificare la somma spesa. Quindi si intende: bollette o giustificativi di pagamento;
  • un altro metodo è quello in cui il datore di lavoro acquisisce una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, dove il dipendente dichiara di essere in possesso della documentazione. Ovviamente andranno riportati però gli elementi necessari all’identificazione (ad esempio il numero e l’intestatario della fattura);

Va ricordato che le fatture devono riferirsi al 2022 o, alternativamente, qualora in consumi siano riferiti all’anno precedente, anche all’anno 2023. Infine al dipendente va richiesta una seconda autodichiarazione che attesta che le fatture presentate non sono già oggetto di rimborso da altri datori di lavoro.