Bonus colf e badanti: nuovi aiuti in arrivo

Matteo Bertocci
  • Laureando presso l'Università di Perugia
06/01/2023

Il governo pensa a una revisione del sistema in vigore come parte del Piano Nazionale per la lotta al lavoro sommerso 2023-2025. La soluzione pensata è quella di nuovo aiuto mensile, in base all’Isee ma comunque non inferiore alle detrazioni fiscali già ammesse.

Badanti

Alcune delle misure approvate dal governo riguardano dei nuovi bonus fatti per incentivare l’assunzione regolare di lavoratori domestici. Questo è previsto dal Piano Nazionale per la lotta al lavoro sommerso 2023-2025, adottato lo scorso 19 dicembre 2022.

In pratica, per ridurre il lavoro irregolare, non si può prescindere da interventi decisi sul settore domestico. Secondo stime Istat gli occupati alle dipendenze di famiglie italiane sono quasi 1.500.000. Un quarto del lavoro sommerso in Italia, si legge nel Piano, si concentra nel settore domestico, con oltre 780mila lavoratori irregolari.

Nuovo bonus colf e badanti

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Innanzitutto si ha l’introduzione di nuovo bonus, parametrato dall’Isee familiare, che vada a coprire “parte del costo complessivo sostenuto per i lavoratori domestici”, tenendo conto delle ore di lavoro effettuate e dietro rilascio dell’opportuna documentazione. L’aiuto dovrebbe poi diminuire al salire del parametro Isee. Il documento parte dal presupposto per cui sono soprattutto le famiglie ricche a fare ricorso ai collaboratori domestici.

Si pensa a un aiuto mensile che sia accompagnato da un soglia oraria minima di circa 20 ore settimanali di lavoro domestico per ottenere l’intero ammontare del bonus, favorendo quindi l’emersione di ore di lavoro non dichiarate. Il bonus dovrebbe comunque essere minore per chi percepisce già assegni di accompagnamento.

Qual’è la situazione attuale?

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Al momento è consentita solo la deduzione fiscale dei contributi sociali pagati ai lavoratori, fino al limite previsto. La deduzione riesce più o meno a coprire i contributi sociali complessivi pagati per colf o badanti non conviventi che lavorano 20 ore a settimana. Tuttavia, proprio perché limitata ai contributi sociali, copre tra il 10 e il 15% del costo totale del lavoro. Si parla percui di una percentuale molto bassa, soprattuto se paragonata a livello internazionale. Basti pensare che in Francia, ad esempio, si arriva al 50%