Bonus continuità didattica 2023: cos’è e come funziona

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
06/09/2022

Nel 2023 potrebbe arrivare un bonus per la continuità didattica. Le risorse stanziate dal governo riguarderanno l’80 per cento dei docenti che non hanno ottenuto mobilità, ma il CSPI, l’organo tecnico consultivo del Ministero, ha evidenziato i limiti del decreto ministeriale.
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È in arrivo il decreto ministeriale, ai sensi del decreto legge 36/2022 all’art. 45 comma 1, tramite cui il governo vuole stanziare circa 30 milioni di euro per il 2023 al fine di valorizzare i docenti che garantiscono la continuità didattica e quelli che operano in zone a rischio spopolamento o comunque difficili.

Vediamo insieme in cosa potrebbe consistere il bonus.

Bonus continuità didattica 2023: di cosa si tratta

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Le risorse stanziate dal governo riguarderanno l’80 per cento dei docenti che non hanno ottenuto mobilità, assegnazione provvisoria o utilizzazione nonché incarichi di insegnamento a tempo determinato nell’anno scolastico di riferimento ai fini del riconoscimento del compenso.

Non sono previsti vincoli che precludono il ricorso alla mobilità ordinaria o alle assegnazioni provvisorie e utilizzazioni.

Affinché l’anno scolastico venga considerato valido, il servizio deve essere stato effettivamente prestato per almeno 180 giorni, dei quali almeno centoventi per le attività didattiche.

Il no del CSPI

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L’organo tecnico consultivo del Ministero, il CSPI, considera il decreto poco efficace e pieno di contraddizioni e per questo motivo ha deciso di bocciare la proposta del governo, in linea con quanto affermato da ANIEF (Associazione Sindacale Professionale).

Anief è pronta a ricorrere in tribunale per opporsi a questo tipo di incentivazione economica che non può essere di certo la soluzione per favorire la continuità didattica.

Nel merito del decreto, il CSPI ritiene che il criterio adottato per incentivare la continuità didattica non si rivolge soltanto al personale docente che intenzionalmente sceglie di rimanere nella stessa scuola ma anche coloro che, pur avendo espresso la volontà di trasferimento di sede, non l’abbiano ottenuto per motivi oggettivi.

Il CSPI sottolinea inoltre come un solo anno scolastico di riferimento per ottenere l’incentivo non sia sufficiente, stando a quanto stabilito dal decreto in esame.

Il CSPI evidenzia infine come il decreto non riconosca adeguata centralità alla valorizzazione:

del personale docente in servizio presso le scuole caratterizzate da valori degli indici di status sociale, economico e culturale e di dispersione scolastica.

Tale criterio per la valorizzazione tra l’altro dovrebbe prescindere dalla residenza del docente, mentre il decreto collega entrambi gli aspetti e ne condiziona l’applicazione.