Bonus donne: esonero contributivo per la disparità di genere

E’ stato approvato dal Ministero del Lavoro il decreto con il quale verrà applicato l’esonero contributivo previsto per tutti quei datori di lavoro che assumono donne in settori dove la disparità di genere è superiore al 25%.

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L’agevolazione presa in esame prevede una serie di incentivi per l’assunzione di lavoratrici svantaggiate che operano in settori caratterizzati da elevato gender gap, ossia caratterizzati da una forte disparità di genere. La soglia è impostata oltre al 25%.

Andiamo insieme a vedere allora le novità aggiunte. In particolare quali saranno gli ambiti del 2023 su cui sarà applicato lo sgravio contributivo previsto dal bonus donne?

Quanto dura e quali sono i requisiti

Il tempo dell’esonero cambia a seconda del contratto in gioco. Sarà di 12 mesi, nel caso di un contratto a tempo determinato. Di 18 se con un contratto a tempo indeterminato. L’incentivo può essere sospeso solo nel caso di assenza di lavoro della lavoratrice per maternità. Ma quali sono le categorie per cui si può accedere al bonus?

Questa agevolazione spetta a quei datori di lavoro che assumono donne che si trovano nelle categorie “svantaggiate”, quindi:

  • donne con oltre i 50 anni di età e disoccupate da più di 1 anno
  • donne che risiedono presso una delle aree individuate dalla Carta degli aiuti, senza un impiego retribuito da almeno 6 mesi. Non vi sono limiti di età
  • donne che svolgono professioni in settori economici dove la disparità lavorativa di genere supera il 25%
  • donne senza limiti di età o residenza che sono senza un impiego regolarmente retribuito da almeno 2 anni.

Per richiedere il bonus si deve presentare la richiesta di esonero sul sito INPS tramite il Cassetto Provvidenziale nella determinata area di appartenenza e compilando il modulo 92-2012 INPS.

Quali sono i settori lavorativi peggiori?

Diciamo che la situazione sotto questo punto di vista non è tra le migliori, ma ci sono settori che spiccano in quanto a disparità di genere: tra questi troviamo l’edilizia (82%) seguito dall’industria estrattiva (68,5%) e dal settore impegnato nella gestione di acqua e rifiuti (64,7).

L’area dei servizi trova una situazione migliore, in particolare l’ambito della Pubblica amministrazione: 29,6%. Chi se la passa peggio sono le donne in divisa, qui si ha infatti un 96,5% di disparità.