Bonus mamme lavoratrici 2024: fino a 3000 euro l’anno per migliaia di donne

Il “Bonus Mamme Lavoratrici” si è affermato come uno strumento di sostegno economico significativo per le donne impiegate che sono madri. Questo incentivo, focalizzato sulle lavoratrici con tre figli, e in casi specifici anche con due figli di cui uno minore di dieci anni, mira a ridurre le trattenute fiscali e contributive direttamente sulla busta paga.

La finalità è quella di incrementare il reddito disponibile per le famiglie, soprattutto quelle numerose, che si confrontano con spese consistenti.

Come Funziona il Bonus

Il meccanismo di questo bonus prevede una detrazione dei contributi previdenziali che si aggira intorno al 9,19%, con un tetto massimo annuo di beneficio pari a 3000 euro. Tale detrazione viene ripartita mensilmente, traducendosi in un potenziale aumento dello stipendio netto mensile che può variare da 30 a 250 euro. La variazione dipende dallo stipendio percepito e da altri fattori individuali.

Chi sono le beneficiarie del bonus

Le destinatarie di questo vantaggio sono le madri lavoratrici dipendenti a tempo indeterminato, sia nel settore privato che in quello pubblico, con almeno tre figli a carico. Per l’anno in corso, è stata introdotta una novità che estende temporaneamente il beneficio anche alle madri di due figli, a condizione che uno dei due sia minore di dieci anni. Il bonus, tuttavia, viene meno quando i figli raggiungono la maggiore età.

Come chiedere il bonus mamme lavoratrici

Le interessate al bonus possono farne richiesta direttamente al proprio datore di lavoro oppure attraverso un’apposita procedura disponibile sul sito dell’INPS, fornendo i dati personali e quelli dei figli a carico. È fondamentale, per l’accesso al bonus, dichiarare il numero di figli e fornire i rispettivi codici fiscali.

Limitazioni e Prospettive

Al momento, il bonus non è applicabile alle lavoratrici domestiche (colf), anche se si sta valutando la possibilità di estendere il beneficio a questa categoria in futuro. Inoltre, eventuali ritardi nei pagamenti, come quelli registrati a gennaio a causa di disguidi amministrativi, sono destinati a essere recuperati nei conguagli successivi.