Bonus matrimonio: come funziona?

Mattia Anastasi
  • Dott. in Economia Aziendale con curriculum Manageriale
11/06/2022

Ha finalmente il via il bonus matrimonio, l’agevolazione a fondo perduto che viene erogata alle imprese operanti nel settore del wedding. La misura è stata ideata a fronte della crisi che ha vissuto il settore negli ultimi anni. Vediamo come funziona e quali sono i requisiti per ottenerlo.

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Si parte con il bonus matrimonio 2022. L’agevolazione è riservata a tutte le aziende operanti nel settore dei matrimoni: le domande sono effettuabili fino al 23 Giugno 2022. Come detto dunque non è un bonus relativo agli sposi, ma si tratta di un contributo a fondo perduto per le società operanti nel settore.

Per accedere al bonus è necessario avere dei requisiti: vediamo tutto quello che c’è da sapere nel seguente articolo.

Bonus matrimonio: a chi è rivolto?

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Vediamo in primis quali sono le imprese destinatarie del bonus, individuate dall’articolo 1 del decreto che ha reso operativo il bonus. Le imprese cui si rivolge il bonus sono le seguenti:

  • imprese del settore wedding;
  • intrattenimento e dell’organizzazione di feste e cerimonie, diverso dal wedding;
  • HO.RE.CA. (Hotellerie, restaurant, catering).

Il fondo ha una capienza di 60 milioni di euro, di cui 40 milioni sono esclusivamente destinati al settore wedding, mentre i restanti 20 verranno equamente divisi tra le altre categorie. Il decreto Sostegni ha tuttavia erogato altri 40 milioni, ma sono in attesa di essere definitivamente sbloccati.

Bonus matrimonio: ecco i requisiti per accedervi

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Vediamo ora quali sono i requisiti che le imprese appartenenti alle categorie sopra elencate devono avere per accedere al bonus. Per presentare domanda le imprese devono:

  • essere regolarmente costituite, iscritte e attive nel Registro delle imprese alla data di presentazione dell’istanza e avere sede legale operativa in Italia. Inoltre, è necessario svolgere l’attività prevalentemente con uno dei codici Ateco indicati nelle tabelle (A, B o C) allegate al decreto interministeriale del 30 dicembre 2021;
  • aver subito nell’anno 2020 una riduzione dei ricavi non inferiore al 30% rispetto a quelli del 2019;
  • aver registrato un peggioramento del risultato di esercizio dell’anno 2020 di almeno il 30% rispetto a quello del 2019.