Bonus Renzi: perché è assente in busta paga?

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
31/03/2022

La riforma Irpef introdotta dalla Legge di Bilancio 2022 ha modificato le soglie di reddito per poter beneficiare del bonus 100 euro, che dal 2022 viene riconosciuto soltanto ai redditi inferiori ai 15 mila euro, e in alcuni casi al secondo scaglione Irpef. Vediamo insieme chi è escluso dal bonus.

money-1005464_1920Perché in molti non ricevono più il bonus 100 euro, conosciuto anche come bonus Renzi? Il motivo risiede nella Legge di Bilancio 2022 che ha modificato le soglie di reddito per accedere al beneficio, e di conseguenza è stata modificata la curva delle detrazioni e delle agevolazioni.

Vediamo insieme nel dettaglio cosa è successo.

Bonus 100 euro 2022: la riforma Irpef

money-1005476_1920A partire dal 2022, in seguito alla nuova Legge di Bilancio, sono state modificate le soglie di reddito per poter usufruire del bonus 100 euro (ex Bonus Renzi); infatti, fino allo scorso anno potevano beneficiarne i redditi compresi tra gli 8145 euro e 28mila euro annui e in forma ridotta i redditi compresi tra 28mila euro e 40mila euro.

Con i cambiamenti introdotti dalla Manovra, potranno usufruire soltanto i redditi fino a 15 mila euro, per un importo annuo di 1200 euro, che vedranno il bonus direttamente accreditato in busta paga. Tuttavia, il bonus è riconosciuto soltanto se la somma di tutte le detrazioni spettanti (da lavoro dipendente, quelle figli e coniuge a carico, di interessi passivi del mutuo, spese sanitarie, interventi di recupero del patrimonio edilizio e tutte quelle che si inseriscono nella dichiarazione dei redditi per spese ed oneri sostenuti) è superiore dell’imposta lorda dovuta.

Il paradosso della riforma fiscale

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Dunque, possono usufruire del bonus 100 euro quei cittadini senza familiari a carico, che non hanno chiesto mutui e non hanno fatto lavori di ristrutturazione o di riqualificazione energetica, per esempio, non hanno più diritto al trattamento integrativo.

Intervistato da Money.it, il presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti, Anc Cuchel, ha confermato il paradosso di questa riforma fiscale:

Se la somma di queste detrazione è di ammontare superiore all’imposta lorda scatta la clausola di salvaguardia e a quel punto si beneficia del trattamento integrativo, pur essendo sopra i 15mila euro ed entro i 28mila euro. Chi non ha fatto ristrutturazioni alla propria abitazione, quindi, anche se supera i 15mila euro di reddito non avrà il trattamento integrativo. E per milioni dipendenti sotto i 28mila euro di reddito il trattamento integrativo voleva dire una sostanziale differenza di possibilità e capacità di spesa.