Buoni pasto in busta paga: da quando e perché

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
26/07/2022

I buoni pasto potrebbero essere presto inseriti in busta paga. Per adesso si tratta di una proposta di Altroconsumo, che avviato una petizione per rendere tutto ciò possibile. Vediamo insieme cosa prevede la proposta in questione. 

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Altroconsumo ha avviato una petizione per richiedere l’inserimento dei buoni pasto nelle buste paga.

I buoni pasto sono uno strumento che attualmente interessa circa 3 milioni di lavoratori, per un valore complessivo di circa 3,2 miliardi, e può essere utilizzato sia per la ristorazione che per pagare la spesa.

La proposta di Altroconsumo nasce anche da una necessità dei commercianti, che spesso tendono a non accettarli a causa delle elevate commissioni d’incasso a cui devono far fronte.

Buoni pasto in busta paga: la proposta di Altroconsumo

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Altroconsumo e diversi sindacati chiedono da diverso tempo la revisione delle modalità di erogazione dei buoni pasto, soprattutto perché diversi esercenti si oppongono al sistema dei voucher, date le alte commissioni d’incasso che devono affrontare, che in media vanno dal 10% al 20% del valore del buono.

Altroconsumo ha avviato una petizione per richiedere l’inserimento dei buoni pasto nella busta paga, mantenendone le agevolazioni fiscali. Pertanto, la somma del buono sarebbe pienamente deducibile per le aziende, mentre per il lavoratore non sarebbero soggetti a tassazione.

La proposta sarebbe realizzabile modificando l’articolo 51, comma 2, lettera C, del Testo unico delle imposte sui redditi (Dpr n. 917 del 1986).

Buoni pasto: quando spettano?

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I buoni pasto spettano quando sono previsti dalla contrattazione collettiva (Ccnl) oppure dal contratto di lavoro individuale.

Nel dettaglio, il decreto legge n. 122 del 7 giugno 2017, riconosce la possibilità di erogare i buoni pasto in favore di tutti i lavoratori subordinati, sia a tempo pieno che part-time, anche quando l’orario di lavoro non preveda una pausa pranzo, e viene corrisposto per le giornate non lavorative.

È il Ccnl, o comunque il contratto individuale, a stabilire se il buono pasto spetta o meno nei giorni in cui si lavora in smart working.