Busta paga 2023, festività in più: quando e a chi spetta

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
16/01/2023

Nel 2023, i lavoratori dipendenti potrebbero beneficiare di un’ulteriore festività all’interno della propria busta paga. Vediamo insieme quale potrebbe essere il giorno e le motivazioni dietro questa iniziativa.

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Un disegno di legge in Senato ha proposto di reintrodurre come giorno festivo il 4 novembre, giornata in cui si celebra la festa dell’unità nazionale e delle forze armate. L’origine della festa del 4 novembre risale al 1919, quando fu istituita per celebrare la vittoria nella prima guerra mondiale, tramite cui l’Italia ottenne indietro i territori del Trento e di Trieste.

Si tratta di una festa che al tempo era molto sentita, ma che attualmente non rientra tra le festività nazionali in quanto spostata alla prima domenica del mese a partire dal 1977 con la legge 54/77.

Busta paga: una festività in più dal 2023?

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La Commissione Affari costituzionali del Senato, presieduta da Alberto Balboni di Fratelli d’Italia, ha proposto un disegno di legge per riportare il 4 novembre tra i giorni festivi.

A spiegare le motivazioni di questa decisione è stato Paolo Tosato (Lega), in qualità di vicepresidente della Commissione, oltre che relatore del disegno di legge. Il gruppo di Forza Italia ha proposto il ripristino della festività del 4 novembre, su iniziativa del senatore Gasparri.

Se il disegno di legge sarà approvato, i lavoratori dipendenti potranno beneficiare di una festività in più nella busta paga. Tuttavia, è necessario attendere ancora qualche settimana prima di conoscere la decisione definitiva. Infatti, non è ancora chiaro se il 4 novembre sarà reintrodotto come giornata festiva a tutti gli effetti, dunque con scuole chiuse e retribuzione prevista in busta paga, o se verrà soltanto aumentata la sensibilità collettiva, con la promozione di attività e manifestazioni a proposito.

Il problema, infatti, è che il mese di novembre presenta già come festività nazionale il 1° del mese, pertanto una concentrazione di giorni festivi, per lo più ravvicinati, avrebbe infatti conseguenze decisamente limitanti sulle attività scolastiche ed economiche.