Canone RAI 2022: si paga anche se non funziona il digitale terrestre?

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
12/06/2022

Il canone RAI è la tassa dovuta da quei cittadini in possesso di un apparecchio televisivo. Ad oggi il canone Rai equivale a 9 euro al mese per 10 mesi sulle bollette dell’elettricità, mentre prima della riforma il costo era pari a 113 euro l’anno.

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Secondo quanto stabilito dalla Commissione UE durante l’iter di accettazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, l’Italia dovrà provvedere quanto prima ad eliminare dalla bolletta tutti gli oneri non legati alla fornitura di energia elettrica, pertanto l’imposta sarà eliminata dalla bolletta delle famiglie italiane a partire dal 1° gennaio 2023.

Nel frattempo, esistono alcuni casi in cui si è esentati dal pagamento del canone RAI e in molti si chiedono se tra questi è previsto anche il caso in cui non funzioni il digitale terrestre. Vediamo insieme.

Canone RAI 2022: si paga se non funziona il digitale terrestre?

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Il Canone RAI è la tassa dovuta in caso di possesso di apparecchi televisivi, pertanto anche se il digitale non dovesse funzionare, è comunque dovuto il pagamento della tassa, non essendo una tassa legata alla visione o meno dei canali.

Per richiedere l’esenzione è necessario dichiarare di non possedere televisori all’interno dell’abitazione tramite uno specifico modulo dell’Agenzia delle Entrate. Inoltre, l’esonero è previsto anche per gli over 75 con reddito annuo non superiore a 8 mila euro e senza conviventi con reddito proprio. Infine, l’esenzione è prevista anche per i diplomatici e i militari stranieri.

Per poter usufruire dell’esonero per lo meno a partire dal secondo semestre del 2022, è possibile fare richiesta tra il 1° febbraio e il 30 giugno 2022. 

Come si pagherà il canone RAI il prossimo anno?

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Il governo Draghi dovrà decidere entro gennaio del 2023 quale sistema adottare per il pagamento del canone Rai. Il rischio, infatti, è che si faccia marcia indietro, ai livelli di evasione fiscale che caratterizzavano il pagamento dell’imposta prima che fosse introdotta in bolletta.

Tra i vari modelli che l’Italia potrebbe adottare c’è sicuramente quello francese, in cui il canone una tassa aggiuntiva sulla prima casa e ogni anno, nel mese di novembre, si pagano 138 euro. Altrimenti, è possibile che il nostro Paese segua l’esempio di Spagna, Belgio, Olanda, Svezia e Norvegia, in cui in canone di fatto non esiste, ma lo lo Stato decide di assegnare al servizio pubblico una parte delle risorse provenienti delle tasse generali.

Tuttavia, è molto probabile che la tassa diventi una voce del 730.