Canone RAI più basso d’Europa: ipotesi aumento?

Luca Paolucci
  • Esperto di: Politica, Economia e Detrazioni Fiscali
22/01/2022

Canone Rai più basso d’Europa, troppo poco rispetto ai servizi offerti dall’emittente: è l’Amministratore Delegato di Rai Carlo Fuortes a lanciare l’allarme, ribadendo come il costo del canone sia incongruente rispetto agli obblighi e alle attività che la Rai è tenuta a svolgere.

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Canone Rai troppo basso per i servizi offerti dalla Rai: lo ha dichiarato l’Amministratore Delegato Carlo Fuortes, che ha puntualizzato come il costo unitario del canone in Italia pari a 90 euro annui sia il più basso in tutta Europa.

Una somma molto distante da quelle degli altri Paesi, al punto da rendere quasi irrilevante la compresenza compensativa, per Rai, della fonte integrativa degli introiti costituita dalla raccolta pubblicitaria.

Canone RAI tra i più bassi in Europa

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Ad oggi il canone Rai ha un costo di 90 euro annuali, suddivisi in 10 quote mensili di 9 euro inserite direttamente nella bolletta dell’energia elettrica.
Di questi 90 euro, però, la Rai ne riceve soltanto 74, in quanto lo Stato trattiene una percentuale importante del gettito.

Prima della riforma Renzi, che ne ha abbassato il costo, la tariffa era di 113 euro all’anno, e anche la proposta di inserirlo nella bolletta elettrica era stata voluta dal Governo Renzi attraverso la legge di Stabilità del 2015, come strumento per fermare l’evasione dell’imposta per l’emittente televisiva pubblica.

Se si guarda al di fuori dell’Italia, tuttavia, il canone Rai è senza dubbio tra i più bassi tra i Paesi europei: basti pensare che in Svizzera e in Austria l’importo unitario è superiore a 300 euro, in Germania 220 euro, in Regno Unito 185 euro e in Francia 138 euro.

Canone RAI: troppo pochi 90 euro?

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Sul tema si è voluto esprimere direttamente l’Amministratore Delegato della RAI Carlo Fuortes, che ha ribadito l’incongruenza tra il costo del canone e i servizi offerti dall’emittente:

“Se si considerano le varie trattenute, dei 90 euro unitari Rai ne percepisce solo l’86%, mentre negli altri Paesi i gestori del servizio pubblico ricevono percentuali comprese tra il 96 e il 98%, quindi la quasi totalità. Il canone, quindi, è una risorsa incongrua rispetto agli obblighi e alle attività che la Rai svolge ed è tenuta a svolgere come certificato anche dalla Contabilità separata, l’adempimento imposto all’Azienda proprio per attestare il costo complessivo del servizio pubblico e fornire alle autorità competenti lo strumento indispensabile per consentire di assicurarne la piena copertura da parte appunto delle risorse pubbliche”.