Case green, parlamento UE approva la direttiva: cosa succede ora?

La direttiva europea sulle case green è stata approvata dal Parlamento Europeo, ma cosa significa questo? Scopriamo insieme quali sono gli interventi previsti dalla direttiva e qual è la situazione in Italia.

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Il Parlamento Europeo ha approvato la direttiva sulle case green, che mira a rendere il parco immobiliare europeo più sostenibile. La direttiva prevede che entro il 2030 tutti gli immobili residenziali dell’UE debbano rientrare nella classe energetica E e che tre anni più tardi siano obbligati a passare alla classe D, per arrivare alle emissioni zero entro il 2050.

Vediamo insieme cosa prevede la direttiva e cosa significa l’approvazione del Parlamento europeo.

Direttiva UE sulle case green: cosa prevede

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Secondo la direttiva UE sulle case green, tutti gli edifici residenziali degli Stati membri dovranno raggiungere la classe energetica E entro il 2030 e la classe energetica D entro il 2033. Inoltre, gli edifici nuovi dovranno essere a emissioni zero a partire dal 2028, mentre per quelli di proprietà o gestione pubblica la scadenza è fissata al 2026.

Chi è escluso

La direttiva prevede anche che ogni paese possa esentare fino al 22% del totale degli immobili, ad eccezione di alcuni edifici come i monumenti, le case di vacanza, i palazzi storici protetti, le chiese e gli edifici di culto. Inoltre, la classe energetica D italiana non corrisponderà alla stessa classe della direttiva europea.

L’approvazione del Parlamento

L’approvazione della direttiva non significa che l’entrata in vigore del provvedimento è vicina. Il recepimento degli Stati membri, infatti, non avverrà probabilmente prima del 2025. Ora inizia il negoziato tra Commissione, Parlamento europeo e governi, e per avere tutto nero su bianco si potrebbe arrivare a luglio.

La situazione in Italia

Ciò che più allarma in Italia è che al momento tre case su quattro sono in classi energetiche più basse della D e l’obbligo previsto dalla direttiva dovrà essere raggiunto entro il 2033. Tuttavia, la direttiva italiana potrebbe essere differente da quella europea.

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