Cedolare secca 2023, occhio alla scadenza: come funziona e quando si paga

Prima scadenza in arrivo per la cedolare secca, il regime fiscale facoltativo valido per i contratti di locazione. Vediamo nel seguente articolo come funziona, in quali casi si può scegliere e quando bisogna procedere al pagamento dell’importo dovuto.

Cedolare secca 2023, occhio alla scadenza: come funziona e quando si paga

Si avvicina la prima scadenza relativa alla cedolare secca, il regime fiscale agevolato applicabile sui redditi provenienti dai canoni di locazione. Questo regime, nello specifico, prevede un’aliquota fissa del 21 o del 10% in base alla tipologia del contratto stipulato.

Vediamo tutti i dettagli nel seguente articolo.

Cedolare secca 2023: ecco la prima scadenza

Cedolare secca 2023, occhio alla scadenza: come funziona e quando si paga

Pochi giorni alla prima scadenza della cedolare secca. Entro il 30 giugno, infatti, va pagato l’acconto relativo al 2023.

Quando e come pagare

L’acconto, ricordiamo, è dovuto solamente se l’imposta dell’anno precedente supera i 51,65 euro. Se l’importo è inferiore a 257,52 euro la cedolare secca si deve corrispondere in un’unica soluzione entro la scadenza del 30 novembre 2023. Se l’importo è superiore a 257,52 euro, invece, si paga in due rate:

  • la prima, pari al 40% dell’importo complessivamente dovuto (50% per i soggetti ISA e i forfettari) entro la scadenza del 30 giugno 2023;
  • la seconda, il restante 60% del totale (50% per i soggetti ISA e i forfettari), entro il 30 novembre 2023.

Il pagamento va effettuato tramite il modello F24.

Come funziona la cedolare secca

La cedolare secca è un regime fiscale agevolato sostitutivo dell’IRPEF attraverso cui i titolari di immobili concessi in locazione possono scegliere di tassare il reddito da locazione ad aliquota fissa del 10 o del 21%, invece che calcolare le imposte sul reddito complessivo.

L’imposta sostitutiva, nello specifico, si calcola applicando un’aliquota del 21% sul canone di locazione annuo stabilito dalle parti. È prevista un’aliquota ridotta al 10% per i contratti di locazione a canone concordato relativi ad abitazioni ubicate:

  • nei comuni con carenze di disponibilità abitative (articolo 1, comma 1, lettere a) e b) del decreto legge 551/1988). Si tratta dei comuni di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia e dei comuni confinanti con gli stessi;
  • nei comuni ad alta tensione abitativa individuati dal Cipe.

In generale, l’aliquota al 21% si applica per i contratti di locazione a canone libero, mentre quella al 10% si applica per i contratti di locazione a canone concordato 3+2 stipulati in questi comuni. La cedolare secca al 10% si può applicare anche ai contratti di affitto a studenti fuori sede e ai contratti transitori (ossia quelli stipulati per un periodo compreso tra uno e 18 mesi).

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