Cina: crollo finanziario nel 2022?

Camilla
  • Dott. in Scienze della Comunicazione
12/01/2022

L’economia cinese potrebbe vivere un forte crollo nel 2022? Le previsioni macroeconomiche sono davvero preoccupanti: le centrali elettriche a corto di carburante, i crediti inesigibili sono in costante aumento. Tutti questi fattori fanno pensare ad un potenziale crollo dell’economia. Scopriamo cosa accadrà.

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Le informazioni macroeconomiche fanno pensare ad un potenziale crollo dell’economia cinese: crediti inesigibili del governo in aumento, le centrali elettriche a corto di carbone, il mercato immobiliare in crollo. Per questo le previsioni di crescita si sono abbassate del 5,2% per il prossimo anno. Ma sembrerebbe che la colpa non sia della pandemia, addirittura nel 2020 è stata l’unica nazione ad avere una crescita del PIL. 

L’allarme è stato lanciato dalla crisi di Evergrande, la compagnia di sviluppo immobiliare più grande della Cina, le sue obbligazioni sono pari a 300 miliardi di dollari, il 2% del PIL cinese. La società rappresenta l’andamento generico dell’economia cinese.

Immobili: la situazione cinese

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L’edilizia e tutti i servizi ad essa connessi  costituiscono circa il 15% del PIL nella maggior parte dei paesi, mentre in Cina sono arrivati al 29%, i cinesi sono soliti comprare case per investire il loro capitale, questo perché sono stati spinti dalla crescita esponenziale degli immobili. Ad oggi gli immobili non utilizzati sono circa 90milioni, spazio sufficiente ad ospitare gran parte della popolazione Europea.

A partire dagli anni novanta fino alla crisi finanziaria del 2008 le esportazioni sono state la forza del mercato cinese, questo ha fatto si che le banche possedessero grandi riserve di valuta che hanno fatto si che il governo fosse capace di concedere prestiti a basso costo, soprattutto a società con legami politici, questo ha fatto si che aumentassero gli investimenti nelle infrastrutture e nel mercato immobiliare, in acciaierie e centrali di carbone. La Cina, fino a qualche anno fa, era un’economia in via di sviluppo e aveva la necessità di una strategia economica ad hoc, il problema però è nato quando questa struttura economica non è mutata.

Con la liberalizzazione le imprese inefficienti si sarebbero separate dall’accesso ai crediti a basso costo, andando a sanare il sistema, ma il partito non voleva perdere “le galline dalle uova d’oro”, quindi nel momento in cui la domanda globale è crollata, causa della crisi finanziaria del 2008, il governo cinese ha deciso di versare denaro e si sono costruiti ancora più appartamenti, miniere e acciaierie. L’economia cinese si è poi ripresa, ma i prestiti non erano coperti dalle riserve valutarie, il risultato? Una grande bolla di debito che dal 2008 al 2017 ha fatto aumentare il PIL dal 148% al 250%, fino ad arrivare a circa il 330% durante la pandemia.

Durante il periodo del boom delle esportazioni, il reddito delle famiglie cinesi non è cresciuto così velocemente, rispetto all’economia del paese, per questo i consumi non sono aumentati e le eccedenze sono state reimmesse nel sistema economico attraverso beni strumentali, con lo scopo di incrementare il PIL.

Ma quando Pechino ha deciso di cambiare strategia il sistema si è rivelato fallimentare: non si è infatti riusciti a spingere il consumatore a spendere quanto previsto dai pianificatori, a causa dei bassi salari e del sistema sociale debole. Inoltre le banche hanno attuato presiti non finalizzati al rilancio dei consumi, facendo così gli investimenti non hanno portato profitti portando al crollo della redditività aziendale (dal 2,8% allo 0,7%)

Lo scopo di Pechino è ridurre le disuguaglianze economiche e sviluppare nuovi rami dell’economia, il problema è che lo fa limitando il privato statalizzando, questo processo purtroppo ha portato alla crisi della Evergrande. Lo Stato infatti ha voluto liquidare i costruttori privati del settore immobiliare limitandoli nell’accedere ai finanziamenti bancari. 

C’è da dire però che le ipotesi sul crollo dell’economia cinese, come di quello americano, sono ormai all’ordine del giorno, ovvero sono anni che vengono ipotizzate. Ma la Cina ha sempre dimostrato di saper tenere botta alle crisi o ai crolli finanziari. Lo scoppio della bolla immobiliare era previsto già da anni, nel 2014 si è registrato un forte calo della domanda, tra l’altro simile a quello che stanno vivendo ora, ma poco dopo la Cina ha saputo riprendersi, grazie al controllo che i governi centrali hanno sui terreni edilizi.

Secondo alcuni economisti la Cina in questo 2022 vivrà un forte crollo finanziario, ma riuscirà anche stavolta a rispondere in modo efficace e tempestivo?