Colf e badanti, aumentano gli stipendi: di quanto e perché

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
10/01/2023

Le retribuzioni per colf, badanti e babysitter saranno presto aggiornate in base alla variazione dell’inflazione. È atteso per il 16 gennaio il tavolo di confronto tra i sindacati e le associazioni dei datori di lavoro. Vediamo insieme come potrebbero aumentare gli stipendi e i costi per i datori di lavoro.

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A partire dal 18 gennaio 2023 dovrebbe scattare l‘aggiornamento delle retribuzioni minime di colf e badanti in base alla variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo con l’adeguamento all’80% dell’inflazione.

A stabilirlo sarà l’accordo tra i sindacati e le associazioni dei datori di lavoro previsto per lunedì 16 gennaio, ma nel caso in cui non venga raggiunto alcun compromesso, l’adeguamento si applicherà automaticamente.

Vediamo insieme come potrebbero cambiare le retribuzioni.

Colf e badanti: di quanto aumenteranno le buste paga

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La spesa mensile per i datori di lavoro nel caso di una badante non convivente per persona autosufficiente che lavora per 30 ore settimanali è pari a uno stipendio di circa 633,93 euro. Di conseguenza, l’aumento del 9% porterebbe lo stipendio a 690,98 euro, a cui vanno aggiunti rateo Tfr, tredicesima e ferie. Ciò significherebbe per le famiglie un aumento del costo pari a 75 euro su base mensile e 851 euro su base annua, per un passaggio da 833,47 euro a 908,46 euro mensili.

Per quanto riguarda, ad esempio, la babysitter di un bambino sotto i sei anni che lavora 40 ore a settimana i costi aumentano ancora di più. Infatti, partendo da uno stipendio di 1.234,11 euro al mese, ossia 7,12 euro l’ora, con l’aumento si raggiungerebbero i 1.345,04 euro. Tuttavia, il costo complessivo per il datore di lavoro passerebbe da 1.538,82 euro a 1.677,3 euro, vale a dire 138 euro in più al mese e circa 1.549 euro in più l’anno.

Ma non solo. Aumenteranno anche i contributi previdenziali mensili dell’8,4%, passando da 107,90 a 117 euro, per un costo totale annuo che da 14.236 diventa di 15.544 euro.

Questi aumenti saranno compensati solo in parte dagli adeguamenti delle pensioni che recupereranno il 7,3% solo nel caso di assegni fino a quattro volte il minimo e dal rinnovo dei contratti collettivi scaduti di altri comparti, ove venissero rinnovati nel corso del 2023.