Congedo parentale 2023: cos’è, come funziona e novità

Rachele Luttazi
  • Esperta in welfare e bonus
  • Laurea Magistrale in Economia dell'Ambiente e della Cultura
04/01/2023

A partire da quest’anno, i genitori lavoratori potranno usufruire alternativamente di un mese in più di congedo parentale retribuito all’80%. La novità è stata introdotta dalla Legge di Bilancio per il 2023. Vediamo insieme cosa cambia a partire da quest’anno e come funziona il congedo parentale in Italia.

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La Legge di Bilancio 2023 ha introdotto importanti novità in merito al congedo parentale, il quale è stato ampliato per i lavoratori dipendenti sia pubblici che privati. Infatti, a partire da quest’anno, è previsto un mese in più di congedo facoltativo e retribuito all’80%, utilizzabile da uno dei due genitori (in via alternativa) fino ai sei anni di vita del figlio.

Vediamo insieme nel dettaglio cosa cambia dal 2023.

Congedo parentale 2023: cosa cambia

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A partire da quest’anno, il congedo parentale potrà essere usufruito per un mese in più da uno dei due genitori fino ai sei anni di vita del figlio e sarà retribuito all’80% anziché al 30%. Tuttavia, il periodo massimo indennizzabile rimane comunque di 9 mesi (con gli ulteriori 8 mesi che rimangono pagati al 30%).

La norma, inoltre, fa riferimento alle mamme lavoratrici, o in alternativa ai padri, che terminano il periodo di congedo di maternità dopo il 31 dicembre 2022.

Congedo parentale: cos’è e come funziona

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Il congedo parentale è un periodo di astensione facoltativo dal lavoro concesso ai genitori per prendersi cura del proprio figlio nei suoi primi anni di vita, fino al 12esimo anno di età. Le lavoratrici e i lavoratori dipendenti devono avere un rapporto di lavoro in corso.

A partire dal 13 agosto, il congedo parentale può essere utilizzato da entrambi i genitori entro 9 mesi, in alcuni casi anche qualche mensilità in più, e non più entro i 6 mesi, come inizialmente previsto, e l’indennità viene riconosciuta, indipendentemente dal reddito, fino ai 12 anni di età del figlio.

Dei 10 – 11 mesi, massimo 9 sono indennizzati al 30% della retribuzione (dal 2023 un solo mese può essere pagato all’80%).