Copyright: Google News riapre in Spagna, ma Facebook potrebbe chiudere in Europa

Luca Paolucci
  • Esperto di: Politica, Economia e Detrazioni Fiscali
07/02/2022

Dopo 7 anni di assenza Google News tornerà disponibile in Spagna. La novità è stata comunicata da Alphabet, la holding di Google, che ha annunciato la ripartenza del servizio all’inizio del prossimo anno. Vediamo nel dettaglio quali sono le novità e i motivi dell’addio avvenuto nel 2014.

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Spagna: ufficiale il ritorno di Google News dopo 7 lunghi anni. Lo strappo, avvenuto nel 2014 per problemi di copyright con gli editori spagnoli, è stato ricomposto grazie all’approvazione di una legge che consentirà a questi ultimi di trattare direttamente con il motore di ricerca il prezzo per l’indicizzazione delle notizie, come da direttiva europea.

Alphabet, la holding di Google, ha confermato la ripartenza del servizio all’inizio del prossimo anno. Vediamo nel seguente articolo tutte le novità a riguardo.

Google News torna in Spagna dopo 7 anni

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Google News ritornerà in Spagna a partire dall’inizio del prossimo anno. È stata direttamente Alphabet, la holding di Google, ad annunciare questa importante novità, dopo l’addio avvenuto nel 2014 in seguito ad una diatriba sul copyright con gli editori spagnoli.

A far riavvicinare le parti è stata la recente approvazione, da parte del governo di Madrid, di una legge che consentirà agli editori di trattare direttamente con il motore di ricerca il prezzo per l’indicizzazione delle notizie, allineando di fatto la normativa nazionale a quella europea.

Dal 2023, quindi, Google non dovrà più pagare una fee all’intera industria dei media spagnoli per poter negoziare con i singoli editori. Nella nota di Alphabet emergono tutte le novità:

“La nuova legge sul copyright permette ai media spagnoli, grandi e piccoli, di prendere le loro decisioni su come i loro contenuti possono essere indicizzati e individuati e come vogliono fare soldi con quei contenuti. Nei prossimi mesi, lavoreremo con gli editori per raggiungere accordi che coprano i loro diritti secondo la nuova legge».

Perché Google News aveva abbandonato la Spagna

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La chiusura di Google News in Spagna nel 2014 avvenne in seguito ad una diatriba sorta per motivi di copyright: la scintilla fu l’approvazione, da parte del governo spagnolo, di una legge che riconosceva il diritto inalienabile degli editori ad essere remunerati dagli aggregatori di notizie con il cosiddetto “Canon Aede”, oltre a stabilire che ogni trattativa fosse resa obbligatoria attraverso un ente di gestione.

Una decisione che portò la Big Tech alla scelta estrema di chiudere Google News. Questa la nota che nel 2014 ufficializzò la decisione:

“Poiché Google News di per sé non fa soldi (non mostriamo alcuna pubblicità sul sito), questo nuovo approccio non è semplicemente sostenibile. Quindi è con vera tristezza che (nel 2014, ndr.) il 16 dicembre, prima che la nuova legge entri in vigore a gennaio, rimuoveremo gli editori spagnoli da Google News e chiuderemo Google News in Spagna”.

Ora, dopo 7 lunghi anni, Google e la Spagna sembrano siano finalmente pronti a fare pace.

Vantaggi per i publisher in Spagna

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Cosa e come cambierà il futuro per gli editori spagnoli? I vantaggi diretti e indiretti per il mondo dell’editoria nella penisola iberica sono molti. Ricordiamo che Google News offre un’importantissima vetrina non solo per i top player del settore, ma anche per i piccoli publisher che potranno trovare una nuova fonte di visibilità (e traffico)  che, in molteplici modi, permetteranno di aumentare gli introiti.

Facebook pronto a chiudere in Europa, perché?

Il gestione della privacy e relativi dati degli utenti continua a creare grossissimi problemi a Meta e a tutti coloro che usano la piattaforma di Mark Zuckerberg per ricerche di mercato e creazione campagne ADV.

E così pare proprio che se Meta non potrà trasferire, archiviare ed elaborare i dati dai suoi utenti europei su server con sede negli Stati Uniti, Facebook e Instagram potrebbero essere chiusi in tutta Europa.
La regolamentazione di tale pratica è il cosiddetto Privacy Shield, un accordo che attualmente è sotto esame da parte dell’Unione Europea e che potrebbe portare a grossissimi limiti per Meta.

Nel suo rapporto annuale alla US Securities and Exchange Commission, Meta avvisa tutti gli enti che se il quadro cambierà a suo sfavore, la società con sede negli USA, potrebbe decidere di non fornire più i suoi servizi nel nostro continente (Facebook e Instagram su tutti)

Tutto nasce a causa dell’annullamento del trattato da parte della Corte di giustizia europea nel luglio 2020: la decisione fu adottata dopo una gravissima violazione della protezione dei dati

Facebook ha voluto far chiarezza e, tramite un suo portavoce ha dichiarato a a City AM :

Non abbiamo assolutamente alcun desiderio né intenzione di ritirarci dall’Europa, ma la semplice realtà è che Meta, e molte altre aziende, organizzazioni e servizi, si basano sui trasferimenti di dati tra l’UE e gli Stati Uniti per gestire servizi globali. Come altre società, abbiamo seguito le regole europee e ci affidiamo a clausole contrattuali standard e a adeguate salvaguardie dei dati per gestire un servizio globale.
Fondamentalmente, le aziende hanno bisogno di regole chiare e globali per proteggere i flussi di dati transatlantici a lungo termine e, come oltre 70 altre aziende in un’ampia gamma di settori, stiamo monitorando da vicino il potenziale impatto sulle nostre operazioni europee man mano che questi sviluppi avanzano”.