Dimissioni per giusta causa, NASpI: come funziona e quando spetta

17/09/2021

Vi sono dei casi in cui l’indennità mensile di disoccupazione, la cosiddetta NASpI, spetta anche quando ci si licenzia per giusta causa. Cerchiamo di capire quali sono i casi rientranti nel sistema e come è possibile accedervi.

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Di norma, la possibilità di accedere all’indennità di disoccupazione (NASpI) era preclusa solo a coloro che hanno perso l’occupazione involontariamente. Questa regola però, nonostante la sua semplicità, ha fatto sorgere nel corso degli anni numerosi dubbi in particolare legati a due fattispecie molto frequenti:

  • il licenziamento disciplinare;
  • le dimissioni per giusta causa.

La seconda causa in particolare ha attirato l’attenzione del legislatore, in quanto si trova al centro di un acceso dibattito. Scopriamo i dettagli della vicenda insieme.

Dimissioni per giusta causa: si può ottenere la NASpI?

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La risposta è sì. In un recente sollecito ricevuto dall’Inps, è stato proprio l’ente di previdenza a chiarire una volta per tutte la vicenda, confermando che vi è possibilità di ottenere l’indennità di disoccupazione anche quando vengono rassegnate le dimissioni per giusta causa.


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Queste le dichiarazioni dell’Inps:

Sono disoccupati tutti i soggetti privi di impiego che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che dichiarino in forma telematica al portale nazionale delle politiche del lavoro la propria immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate con il centro per l’impiego”.

Quali sono i casi di dimissioni per giusta causa?

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Dopo aver chiarito il dubbio dell’ammissibilità, cerchiamo di fare chiarezza su quando le dimissioni sono da considerare per giusta causa. Di norma è stato chiarito che si tratta di dimissioni per giusta causa quando sussiste un’inadempienza da parte dell’azienda talmente grave da rendere impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Eccone alcuni esempi:

  • mancato pagamento degli stipendi od omesso versamento dei contributi;
  • comportamento ingiurioso del superiore;
  • pretesa del datore di lavoro di prestazioni illecite;
  • mobbing;
  • molestie sessuali nei luoghi di lavoro;
  • demansionamento.

Mattia Anastasi
  • Laureato in Economia Aziendale con curriculum Manageriale
  • Laureando in Finanza e Metodi Quantitativi per l'Economia curriculum in Assicurazioni
  • Esperto in: Economia e Detrazioni Fiscali
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