Economia: preoccupa la frenata della produzione

Mattia Anastasi
  • Dott. in Economia Aziendale con curriculum Manageriale
04/06/2022

Il mese di Maggio è stato caratterizzato, come anche Marzo e Aprile, da una netta contrazione della produzione economica, dovuta alle conseguenze della guerra in Ucraina. Il continuo del conflitto sta creando incertezza sui mercati dell’energia e delle materie prime, non permettendo all’economia di riprendersi.

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Preoccupano le stime sulla produzione industriale italiana, in particolare per quanto riguarda il secondo semestre del 2022. La crisi nata dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, sta lasciando una lunga scia di segni meno sul cammino da Marzo fino ad oggi. Secondo i dati ormai le stime per il 2022 vedono un già acquisito -0,6% sul PIL.

L’anno che doveva essere quello della definitiva ripresa ha rappresentato una nuova sfida per l’Europa e per l’Italia.

Economia: nuovo calo del PIL dopo Aprile

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La frenata della produzione prosegue anche nel mese di Maggio 2022, con una contrazione dell’1,4% della produzione. Essendo la terza mensilità consecutiva in cui avviene, il rischio è che la fattispecie divenga cronica, a causa del perdurare dell’incertezza sui mercati dei carburanti, dell’energia e delle materie prime. Il secondo semestre dunque mostra come il calo della produzione sia attestato allo -0,6%.

Vengono dunque tradite le attese sulla ripresa del secondo trimestre 2022, compromettendo le stime di ripresa per il 2022, che dopo due anni di buio legato alla pandemia doveva essere l’anno della definitiva ripresa.

Economia: cala anche la fiducia nelle imprese

borsa finanza

A soffrire dell’attuale situazione sono in particolare le imprese italiane, che da ormai sei mesi a questa parte vedono la fiducia nei propri confronti essere completamente abbandonata. Per il sesto mese consecutivo infatti cala l’indice di fiducia, che passa da 109,9 a 109,3 nel mese di Maggio. Questo crea inevitabilmente delle problematiche inerenti alla domanda di prodotti.

L’attività e la produttività aziendale sono infatti messe a dura prova, così come l’efficienze di mezzi e macchinari. A questa va aggiunta poi la scarsità di manodopera qualificata e i nuovi vincoli finanziari, legato al rialzo del tasso di riferimento BCE.