Esteso il bonus benzina dipendenti 2022: importi e chi può utilizzarlo

Luca Paolucci
  • Esperto di: Politica, Economia e Detrazioni Fiscali
26/05/2022

Idatori di lavoro possono riconoscere ai propri dipendenti dei buoni benzina, nel limite massimo di 200 euro per lavoratore. Da qualche giorno questi voucher, che non concorrono alla formazione del reddito imponibile, vengono riconosciuti anche ai titolari di studi professionali. Vediamo insieme le novità.

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Il decreto Energia approvato lo scorso marzo ha introdotto il bonus carburanti, un voucher dal valore di 200 euro che i datori di lavoro possono dare ai propri dipendenti. Tali somme,che non concorrono alla formazione del reddito imponibile del lavoratore, verranno ora riconosciute anche agli studi professionali.

Vediamo nel seguente articolo tutte le ultime novità sul tema.

Bonus benzina: di cosa si tratta?

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Il decreto Energia approvato nel mese di marzo 2022 ha introdotto il cosiddetto “bonus carburante ai dipendenti”:, un voucher fino a 200 euro che i datori di lavoro possono riconoscere ai propri dipendenti:

Per l’anno 2022, l’importo del valore di buoni benzina o analoghi titoli ceduti a titolo gratuito da aziende private ai lavoratori dipendenti per l’acquisto di carburanti, nel limite di euro 200 per lavoratore, non concorre alla formazione del reddito ai sensi dell’articolo 51, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

Il bonus benzina riconosciuto dalle aziende ai lavoratori dipendenti avrà un limite autonomo ai fini della non concorrenza alla determinazione del reddito imponibile ai fini IRPEF. Il valore massimo di 200 euro si affianca alla somma prevista in via ordinaria, pari a 258,23 euro, per i beni e servizi esenti ai fini delle imposte sui redditi.

Bonus benzina ora anche per gli studi professionali

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L’ultima novità è emersa durante l’iter di conversione in legge del decreto Energia, durante il quale è stato modificato il testo in relazione ai datori di lavoro ammessi all’agevolazione. Nel decreto, infatti, appariva l’esclusione di:

  • datori del settore pubblico non economico;
  • lavoratori autonomi,;
  • studi associati;
  • cooperative e consorzi.

La nuova formulazione del testo, tuttavia, parla di “datori di lavoro privati“, ricomprendendo quindi tutta la platea del settore privato, compresi gli studi professionali.