Il Garante della privacy si è espresso in data 22 Dicembre 2021 riguardo all’utilizzo dei dati sensibili nell’utilizzo della fatturazione elettronica. Anche secondo l’Agenzia delle Entrate, sono troppe le informazioni che potrebbero essere compromesse. Analizziamo insieme la questione.
La fatturazione elettronica ha superato anche lo scoglio Garante della privacy, ma non senza aver prima fissato dei paletti sull’utilizzo dei dati della fatturazione elettronica. I dati sensibili, stando a quanto dichiarato dall’Agenzia delle Entrate, rimarranno nel database per massimo 8 anni: ecco perché è importante garantire tutele sull’utilizzo di questi dati.
Nella creazione dei paletti, il Garante della privacy ha utilizzato dati provenienti da attività che rappresentano rischi per i diritti e per le libertà dei cittadini.
Fatturazione elettronica: le motivazioni dell’intervento dal Garante della privacy
L’emissione di fatture elettroniche rappresenta un metodo di raccolta dati più che imponente: sfruttando queste infatti è possibile seguire strettamente le abitudini di acquisto dei consumatori, arrivando a conoscere a fondo addirittura lo stile di vita del consumatore. Anche gli acquisti dei così detti prodotti sensibili (acquisto di intimo, sex toys, etc) non saranno più un segreto.
Per evitare questo, il Garante della privacy ha chiesto a gran voce maggiori misure volte a tutelare la riservatezza dei consumatori, stante ai paletti fissati dalla normativa europea e da quella nazionale.
Fatturazione elettronica: ecco i paletti fissati dal Garante
Vediamo ora quali sono in senso stretto tutti i paletti fissati dal Garante della privacy in materia di utilizzo dei dati. L’obiettivo di questi è quello di fare in modo che i dati posti sulla fatturazione elettronica siano solo quelli strettamente necessari ai fini della lotta all’evasione fiscale. Le richieste del Garante dunque sono state:
- accessi limitatissimi ai dati integrati;
- utilizzo delle informazioni solo a verifiche fiscali già avviate;
- norma di rango primario per definire i poteri di utilizzo dei dati;
- restrizioni ulteriori nel caso di dati legati alle prestazioni degli avvocati;
- coinvolgimento dei dottori commercialisti per una analisi preventiva delle informazioni da inviare all’Agenzia delle Entrate per la fatturazione elettronica.
In una nota al Parlamento, il Garante per la privacy ha sottolineato che:
“Per limitare l’utilizzo delle informazioni contenute nelle fatture elettroniche alle sole finalità di contrasto all’evasione fiscale, limitando i diritti di accesso alla documentazione amministrativa da parte di soggetti non collegati alla fattura, nel rispetto dei principi di proporzionalità, di liceità e correttezza, di limitazione della finalità e di minimizzazione del trattamento”.




