Guerra in Ucraina: Chelsea ufficialmente venduto

Mattia Anastasi
  • Dott. in Economia Aziendale con curriculum Manageriale
07/05/2022

La guerra in Ucraina ha e sta avendo effetti molto gravi sull’economia della Russia. A risentirne sono stati in particolare gli oligarchi che hanno visto in serio pericolo i propri interessi. Tra questi vi è Roman Abramovich, il quale è stato costretto a vendere il Chelsea ad una cordata americana. Vediamo i dettagli dell’acquisto.

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Il Chelsea Football Club ha finalmente dei nuovi proprietari, dopo oltre due mesi di trattative e voci che si rincorrevano a riguardo. Gli acquirenti sono una cordata americana, guidata da Todd Boehly, Clearlake Capital, Mark Walter e Hansjoerg Wyss. Il valore del club è stato stimato a circa 5 miliardi di euro.

Con la cessione finisce un’era di successi di Abramovich nel mondo dello sport: quali sono le prospettive future?

Chelsea: chi sono i nuovi proprietari?

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Vediamo in primis chi sono i nuovi proprietari del club ad oggi campione d’Europa in carica. A confermare le voci sull’avvenuta cessione del club è stato il Chelsea stesso, che in una nota  ha comunicato la cessione per 4,5 miliardi di sterline (circa 5 miliardi di euro) ad un cordata di acquirenti guidata da Todd Boehly.

Della quota investita, circa 1,75 miliardi di sterline saranno destinati alla ristrutturazione dello stadio Stamford Bridge, il quale avendo una capienza di 41 mila posti dovrà essere ampliato.

Chelsea: una particolare clausola nell’acquisto

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A far discutere è la particolare clausola che direttamente il primo ministro Boris Johnson ha fatto inserire nel contratto di cessione. Per evitare nuovi casi Glazer, ossia l’eccessiva distribuzione di dividenti delle nuove proprietà americane, il club non potrà distribuire dividendi per i primi 10 anni.

Non potranno nemmeno essere cedute quote azionarie del club. Fortissime limitazioni, che si estendono anche i proprietari, i quali non potranno ricoprire ruoli operativi nel club retribuiti lautamente all’interno della società. Ciò a conferma di quanto il governo inglese voglia preservare il patrimonio sportivo, anche se ormai quasi tutti i grandi club inglesi sono di proprietà estera.