Il più grande attacco spam della storia di Internet

Il più grande attacco spam della storia di Internet: così ha definito il New York Times il braccio di ferro tra la Spamhaus e la Cyberbunker. A rischio la sicurezza informatica mondiale e i servizi online di base per milioni di utenti.

Il più grande attacco spam della storia di Internet

Secondo il New York Times, quello che sta subendo Internet in questi ultimi dieci giorni è il più grande attacco spam della storia della Rete.

Una vera e propria guerra mondiale virtuale tra due società: la Spamhaus, multinazionale con sedi a Londra e Ginevra, che si occupa dell’attività di monitoraggio capillare delle società che fanno spamming in rete, e la Cyberbunker, società olandese provider di servizi.

La guerra tra Spamhaus e Cyberbunker

Il più grande attacco spam della storia di Internet

Il compito di Spamhaus è quello di aiutare i provider a filtrare spam e contenuti indesiderati, inserendo i trasgressori in una lista nera antispamming.  Fino a qui nulla di strano, senonché in questa lista è finita proprio la Cyberbunker. Per quale motivo?


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A quanto pare la società ospiterebbe server usati per scopi non proprio chiari. Decisione che ovviamente ha fatto infuriare gli olandesi, che hanno prontamente diffuso un comunicato nel quale viene precisato di ospitare tutti i contenuti, a parte quelli pedopornografici o legati al terrorismo.

Ma la reazione della Cyberbunker non è finita qui. La società ha infatti deciso di mettere in atto, subito dopo, un attacco DDoS (Distributed Denial of Service), facendo partire migliaia di richieste di accesso da più computer diversi, sulla scorta dell’iter più classico messo in atto durante gli attacchi di Anonymous.

Il risultato? Un enorme spostamento di dati il cui volume ha prodotto un super ingorgo informatico, rallentando l’attività della Rete in tutto il mondo.

Il più grande attacco spam della storia

Il più grande attacco spam della storia di Internet

Gli esperti informatici parlano del più grande e massiccio attacco della storia di Internet, che ha visto impiegati flussi di dati di 300 miliardi di bit al secondo, come ha dichiarato anche Patrick Gilmore del provider di contenuti Akamai Networks.

Intanto piovono critiche da numerosi attivisti della Rete per il comportamento adottato dalla Spamhaus.

Sven Olaf Kamphuis, un attivista che si è definito portavoce della Cyberbunker, ha contestato in particolare il ruolo antispamming di cui si è insignito la Spamhaus, sostenendo che nessuno ha investito la società di questo compito e che quindi non ha la facoltà di decidere e convalidare come buoni o cattivi i contenuti della Rete.


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Sta di fatto che la sicurezza informatica adesso è a rischio e secondo gli esperti, se il braccio di ferro dovesse protrarsi ancora per molto, l’operazione potrebbe causare problemi per milioni di utenti sui servizi Internet di base, come la posta elettronica o l’online banking.

Luca Paolucci
Laurea in Economia e Management
Laureando in Management Internazionale
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