Il vino fa male: così l’OMS vuole tagliare un business da 7 miliardi di euro

Mattia Anastasi
  • Dott. in Economia Aziendale con curriculum Manageriale
17/09/2022

La notizia ha scosso il mondo della eno-gastronomia italiana: l’OMS ha dichiarato che il vino fa male quanto le sigarette, definendolo nocivo per la salute. La notizia è giunta dal documento firmato a Tel-Aviv, che ha come obiettivo quello di ridurre il consumo di alcool del 10% entro il 2025. Approfondiamo la questione.

Vino

Il vino è da sempre considerato come un fedele accompagnatore di momenti di relax e di compagnia, come un aperitivo o un pasto tra amici. Dal documento emanato dall’OMS risulta che il vino sia dannoso per la salute al pari livello delle sigarette, motivo per cui l’Organizzazion Mondiale della Sanità ha iniziato questa crociata, che dovrebbe culminare con la riduzione del 10% del consumo di alcool.

Oms: il vino è dannoso quanto le sigarette

Vino

La notizia arriva direttamente dall’Oms e ha dell’incredibile: il vino sarebbe dannoso allo stesso livello delle sigarette, messe al bando ormai da anni ma con i consumi in crescita. Il documento appena approvato desta sospetti in quanto si discosta profondamente da quanto previsto dalla Global alcohol strategy.

Stando a quanto riportato dall’Associazione italiana vini:

le linee guida, accolte integralmente e senza opposizioni, prevedono un contrasto al consumo tout court dell’alcol come priorità d’azione, con l’obiettivo di riduzione del 10% del consumo pro capite entro il 2025.

Vini: a rischio un business da sette miliardi di euro

Vino

La denuncia dell’Oms mette in crisi un settore che in Italia vale tantissimo: oltre sette miliardi di euro e da lavoro a circa 1,2 milioni di persone. Il proibizionismo non può essere la soluzione, anche perché la scadenza entro cui si vuole raggiungere tale obiettivo è fissata per il 2025, molto vicino.

L’Unione italiana vini prosegue:

Una misura – proseguono all’Uiv – che equivale a una scure sul mondo del vino e che segna l’inizio di una nuova ondata proibizionista per un settore del made in Italy che vanta un export di oltre 7 miliardi di euro e occupa 1,2 milioni di persone in Italia.